All that glitter, ain't GOLD ::

mercoledì, settembre 24, 2003

Curiosità: mi é giunta voce che alcuni utenti non vedono le immagini a lato dei miei post.
Ma voi, le vedete?


posted by TheMAX 08:05 | commenti (13)

giovedì, settembre 18, 2003

Zucchina Meccanica

Si sono sollevate polemiche sull'opportunità di trasmettere in orario da prima serata (passata) il film L'esorcista.
Qualcuno su qualche blog ha accusato di "benpensantismo" chi si opponeva a tale scelta, tirando in ballo, ad esempio, che capolavori quali Arancia Meccanica di Kubrick, per motivi che attendono alla protezione dei minori dalla visione di scene di violenza esplicita e gratuita, non sia mai stato mandato in onda su nessuna televisione nazionale, quando invece i film di Vanzina, con profusione di culi e tette e non solo, monopolizzano i palinsesti RAI e Fininvest.
Io penso che sia questione di opportunità più che di buon gusto.
I palinsesti li fanno gli stessi critici che magari, come l'autore dell'accusa precedente e come me, sostengono che Arancia Meccanica é un capolavoro.
Ma é opportuno non mandarlo in onda e optare per l'ennesima volta di Titanic, più politically correct e meno tiragrane dalle Organizzazioni dei Consumatori.
Bisognerebbe piuttosto obbligare ogni genitore italiano a conseguire una sorta di patente del telecomando, piuttosto che togliersi ogni problema di rompimento di marroni, relegando i figli davanti alla TV e, poi, magari scandalizzarsi perchè danno questo o quell'altro programma non adatto ai propri pargoli intellettualmente indifesi.
E' un dato assodato che, dietro a queste grane da cortile, si cela una sorta di sensazione di aver acquisito un diritto a non essere "invasi" dall'inquinamento di immagini che possono offendere la propria (e personalissima) morale.
Dico personalissima, perché anche la morale e le situazioni per cui offendersi o scandalizzarsi, hanno subito un notevole mutamento con l'andare del tempo.
Quindi, tornando un attimo ai due film in questione, io non penso che i genitori di un quattordicenne di oggi abbiano un fondato motivo per "difendere" il proprio scarrafone dalla visione di due pellicole di cui una, sicuramente, ha lo stesso pathos orrorifico di un film di Pieraccioni, e l'altra ha una sequela di scene di violenza gratuita che sarà, si e no, il 10% di quelle di un TG nazionale all'ora di pranzo.
Un altro discorso sono i bambini che, a dire il vero a quell'ora, e per mano di quegli stessi genitori fondamentalisti che dicevamo prima, avrebbero dovuto essere a nanna almeno da 10 minuti. Almeno se ragioniamo con lo stesso integerrimo e inquisitorio metro di giudizio che usiamo per aborrire tutto ciò che non ci aggrada.
Tutte discussioni trite e ritrite e di una banalità sconcertante.

Ma non era questo il punto a cui volevo arrivare.
Quello che mi colpisce più di tutto é l'assolutismo di pensiero di cui soffrono tutti gli "offesi", da ambo le parti.
Oggi tutti hanno motivo per credersi dalla parte della ragione, e tutti hanno modo di ritrovarsi in associazioni o organizzazioni il cui solo e unico scopo é il dare contro, in nome e per conto del libero arbitrio, al libero arbitrio di qualcun'altro che, a sua volta, sarà organizzato e tutelato da associazioni il cui unico scopo é dare contro a quegl'altri.
Si troverà allora sempre e comunque un motivo per azzannarci ad ogni piè sospinto: se entriamo in un bar e c'é qualcuno che fuma senza che sia presente una sala fumatori, oppure se al cinema, nella seggiola davanti a noi, ci si siede uno alto 2 metri e 5, o ancora se alle 3,15 di notte su una TV privata compare la pubblicità degli articoli di intrattenimento di un sexy-shop e nostro figlio di 6 anni (!) ci chiede (giustamente) il perché la modella gira per quella casa con il guinzaglio e la museruola, mentre il pittbull del vicino scorrazza libero per le scale del condominio.
Insomma, il classico cane che si morde la coda e che non porta a nulla di costruttivo.
Per passare a tutt'altro campo, un tipico esempio di tutto ciò é lo sciopero della spesa di ieri l'altro, messo a punto da varie organizzazioni di consumatori, spalleggiati da sindacati vari che, in queste cose e se c'é da far casino, ci sguazzano (o ci girotondano, meglio!) con infinito piacere.
In pratica, un'assurda pantomima organizzata alle nostre spalle (di noi consumatori) e di cui avremmo dovuto sentirci fieri aderendo in maniera incondizionata e tenendoci tutti per manina, in nome di chissà quale diritto violato.
Parlando papale papale, io (consumatore) avrei dovuto rimanere tutto il giorno senza latte e senza pane perché 4 individui, regolarmente stipendiati dallo Stato in cui pago le tasse, sostengono che necessito di tutela particolare da parte loro contro eventuali truffe nei miei confronti.
In pratica mi danno dell'incapace e dell'ebete perché non sono capace, da solo, di lasciar marcire le zucchine a 4 € al Kg. sul banco del supermercato.

Vabbè, ora vado... é arrivato l'Esorcista che ho chiamato per sistemare quel Drugo del mio vicino di casa che vuole sodomizzare l'amministratore con una zucchina da 4 € al Kg.























posted by TheMAX 13:28 | commenti (1)

sabato, settembre 13, 2003

Il confino della memoria.

Parafrasando Scalfaro, dico: Io non ci sto (!)
Non sto con chi da addosso a Berlusconi per le sue continue dichiarazioni ad effetto di queste ultime settimane.
Non sto con chi sfrutta la sua buona fede ad interim, per sputtanarlo in modo ignobile di fronte a tutta la stampa europea.
Non ci sto, e non starò mai, con chi approfitta delle sue "sparate", molto meno incontrollate di come sembra, per scandalizzarsi e indignarsi (i suoi avversari) o per prendere le distanze per paura di perdere eventuali voti dell'elettorato moderato di centro (i suoi alleati).
Berlusconi interpreta la politica con lo stesso metro dei dati Auditel, e se i suoi alleati si premurano di smorzare i toni cercando di frenare la caduta libera di consensi fra gli elettorandi moderati, il Premier fa la cosa esattamente opposta, cercando di rinsaldare e aizzare gli adepti più convinti per evitare "l'astensione da menefreghismo".
L'opinione pubblica rimane attonita, la Sinistra si sdegna, la Destra se ne lava le mani a distanza di sicurezza, e Lui, incontrastabilmente, si produce in proclami a cui non siamo più abituati, ma che un tempo erano la quintessenza dei programmi elettorali dell'MSI. Con la differenza che nessuno si schifava, nemmeno il PCI, che d'altro canto attuava la medesima tattica.
Un tempo alle Feste di partito si chiedeva "Presidente, ci dica qualcosa di destra/sinistra", oggi si cerca di fare esattamente l'opposto, cercando di esporsi il meno possibile.
In questo, Berlusconi, é geniale:ha capito che la gente ha ancora bisogno di parole forti per cui esaltarsi e rafforzare le proprie convinzioni; ha capito che "gli sdegnati" non danno sicurezze di coinvolgimento.
Sa benissimo quello a cui va incontro, sa benissimo che necessiteranno delle scuse formali: e lui si offre, prima urla e poi si redime, in nome del Popolo Italiano.
E' attualmente l'unico, interno alla coalizione di Centro-Destra, ad attuare una tattica di attacco di contro alla linea Maginot issata dai restanti suoi alleati, Fini compreso.
Il tempo del Governo di Centro-Destra sta scadendo inesorabilmente, ma Lui, come un novello Napoleone, sta gia' organizzando una schiera di arciconvinti, una quinta colonna con cui, dopo il confino (anzi la vacanza!) in Costa Smeralda, rilanciare l'attacco al nemico spodestatore.
C'é chi ha parlato di revisionismo e addirittura di negazionismo storico, nelle parole di Berlusconi, altri hanno parlato di ignoranza. Io non direi, Berlusconi conosce benissimo la figura di Mussolini e sa benissimo che una schiera di nostalgici e di emuli é pronta ad assecondarlo.
Perché, attualmente, é l'unico in grado di dire "qualcosa di destra" senza pentirsene.
Dall'altra parte della barricata c'é invece una schiera di sdegnatissimi penitenti continuati, assolutamente non più memori di pugni chiusi, bandiere rosse e Feste de l'Unità, quasi fosse una vergogna.
Berlusconi almeno non si vergogna, fa vergognare gli altri.


















posted by TheMAX 23:20 | commenti (6)

giovedì, settembre 11, 2003

I delatori dell'altrui cordoglio. 

Come gia' l'altr'anno, ma quest'anno anche, e particolarmente, sui blog, si sprecano quelli che io definisco, i "delatori dell'altrui cordoglio", cioé coloro i quali scandagliano il calendario degli eventi storici di questo periodo dell'anno alla ricerca di un massacro, una carneficina, un evento disastroso, una sommossa politica, una guerra civile, una rivoluzione, che possa gareggiare in nefandezza e gravità con quanto successo l'11 settembre 2001 a New York.
Ho letto, ad esempio, che "in Francia, quest'estate, i morti causati dal caldo eccezionale, hanno più che triplicato i morti dovuti alla distruzione delle torri gemelle", come se l'autore dell'affermazione volesse esorcizzare per l'anno prossimo un'altra prevedibile ondata di calore, augurando piuttosto a tutti i francesi la cancellazione perenne della Tour Eiffel con un missile terra-aria.
Anche Francesca Mazzuccato, in maniera niente affatto originale, ci rammenta, intimandoci a non ricordare in maniera unilaterale, che in questi giorni cade l'anniversario del colpo di stato avvenuto in Cile da parte del Generale Pinochet e che fece precipitare il Paese sudamericano in un periodo tragico e di cui oggi porta ancora segni tangibili e indimenticabili.
La Mazzuccato, accomunandosi a molti altri, sfoglia almanacchi storici alla ricerca di eventi geopolitici avversi a quelli più evidenti perché più freschi temporalmente. E' infatti solo da due anni a questa parte che, con puntualità certosina, in Europa ci si ricorda del Golpe in Cile o del massacro di Danzica, tutti avvenimenti che, purtroppo, erano dapprima dell'11 settembre, gia' finiti nel dimenticatoio anche dei libri di Storia delle medie inferiori.
Oggi si materializzano invece una schiera di memori delle morti multiple, quasi fosse una gara a superare l'evento, dispiace dirlo ma é così, più spettacolare e recente.
Che l'11 settembre segni, come si é detto ripetutamente, la fine di un'epoca, non é, a parer mio, completamente vero. Puo' tutt'al più segnare la presa di coscienza dell'inesistenza di una sorta di "sicurezza globale", che invece Governi, governanti e organizzazioni internazionali ci avevano fatto credere di aver raggiunto da un pezzo.
La stessa impressione di sicurezza incontrastabile che si era già manifestata negli Stati Uniti tra la metà degli anni '50 e l'inizio dei '60, e che é stata bruscamente interrotta e ridimensionata dal conflitto in Vietnam e dall'inizio della guerra fredda fra USA e URSS.  
Insomma, corsi e ricorsi storici, si direbbe.
Ma per qualcuno la Storia - con la S maiuscola - é un qualcosa da interpretare, da esaminare e ricondurre ad una sorta di sotterranea contrapposizione politica fra il duopolio che domina il mondo, questo che si parli di fame nel mondo, di terrorismo internazionale o di fattacci interni come il problema delle pensioni.
Tutto deve trovare una contrapposizione, ogni peso il suo contrappeso e così via dicendo.
La memoria é un'elemento molto personale e dipendente dal tempo: certamente ognuno ricorda ciò che, emozionalmente, ci ha toccato di più e che cronologicamente ci é più vicino.
In questo senso, lascerei che i cileni commemorino con dovizia i loro morti e che gli americani facciano altrettanto a loro volta.
Ciò che mi lascia perplesso é che qualche italiano, l'8 settembre, credeva che la Roma giocasse di lunedì.

 














posted by TheMAX 08:21 | commenti (1)

martedì, settembre 09, 2003

Applause !

L'infinita vicenda della Serie B italiana costituisce una delle più gravi metastasi del male, nemmeno tanto oscuro, che affligge oggi il mondo del calcio in Italia.
Era facile prevederla anche se non in questi termini e con queste, per ora, limitate conseguenze.
Le cause, se pur strumentalizzate dalle Società "ribelli" che hanno cercato di dargli connotati di "lotta di classe" dei club minori verso i club più titolati, sono tutte di tipo esclusivamente economico, checché ne dicano i diretti interessati.
E' da qualche anno che le classifiche del calcio nostrano (con qualche caso eccellente che comunque costituisce l'eccezione che conferma la regola) riflettono le potenzialità economiche delle società sportive. Questo soprattutto da quando le società stesse sono diventate, in gran parte, S.p.A., che siano quotate in borsa o meno.
Gli eccessi stramiliardari degli anni passati, giustificati da una serie di fattori concatenati ma legati alla fine agli incassi derivanti dagli spettatori e dagli sponsor, quindi ai risultati sul campo in termini di vittorie e spettacolo fornito dai primattori (i giocatori), si sono ingigantiti a dismisura, per tutta una serie di motivi completamente diversi, ma comunque solo in parte ancora legati a meriti sportivi sul campo.
L'avvento delle TV avrebbe dovuto riavvicinare il calcio ai tifosi fornendo loro un modo sicuro e migliore di fruire dell'evento sportivo, puntando anche sul vituperato e immaginifico tema della violenza negli stadi.
La tecnologia satellitare, televisiva e digitale sono per cui diventate le variabili su cui basare la propria conoscenza sportiva e autoconvincersi che lo stadio fosse sempre più una sorta di fossa dei leoni popolata solo più da violenti, teppisti e gente senza scrupoli.
In pratica, invece, alle società di calcio rendeva, e rende, in soldoni, molto di più uno stadio vuoto ma una schiera di abbonati alle pay-tv, che non il contrario.
E su questo introito, attualmente, si regge quasi esclusivamente il bilancio delle entrate di una società di calcio.
Tutte le altre entrate sono comunque subordinate a questa e al grado di "appetibilità televisiva" di una squadra piuttosto che un'altra.
E' facile capire che per accaparrarsi la maggior quota possibile di diritti televisivi occorra avere una squadra che, nell'immaginario collettivo dei tifosi, sia composta dal maggior numero di "campioni", nemmeno tanto intesi nel vero senso del termine, quanto in quello della popolarità, non solo sportiva, che rivestono.
Siamo per cui arrivati agli eccessi attuali in cui le campagne acquisti delle società si basano molto poco sulla reale occorrenza di un certo giocatore in un determinato ruolo, quanto sull'acquisto di un pedestre professionista dal nome più o meno eccellente, a prescindere dal fatto che possa servire o meno ai bisogni tecnico-tattici della squadra.
Gli esempi che si possono fare sono pressochè infiniti, basti pensare al caso Ronaldo-Inter o Rivaldo-Milan, o ancor più al caso Nakata-Perugia, comprato solo per accaparrarsi il seguito (ma soprattutto i capitali) dei tifosi e delle TV giapponesi.
Non ho mai creduto che il calcio fosse "spettacolo", io l'ho sempre inteso come uno "sport", oggi invece bisogna prendere atto che questo é diventato: uno spettacolo, poco decente, gestito dalle solite facce incartapecorite che però hanno visto lungo, trasformando la sfida agonistica in uno stadio in un confronto cabarettistico da sabato sera televisivo fra attori ultramiliardari contenti di fare parti da comparse a tutta la scenografia ultrascintillante che sta intorno, il tutto per accaparrarsi l'audience e i favori di questa o quell'emittente.
Il problema é che hanno relegato noi tifosi a fare la parte del pubblico: gentilmente invitati a questa farsa e obbligati ad applaudire a comando.

Applause!















posted by TheMAX 12:52 | commenti (4)

mercoledì, settembre 03, 2003

TuttoRosa, il fallo-blog
(o blog fallico, fate voi)


Tuttorosa, il blog di Paulette, é entusiasmante e sorprendente.
Sorprendente, perché quando lo apri mai ti aspetteresti di imbatterti nel vero "blog fallico", ovvero nell'elogio incondizionato, senza moderazione, limiti e censura alcuna del rappresentante per eccellenza dell'universo maschile.
E dopo aver letto (o meglio, scorto sfuggitamente senza sentire francamente il bisogno di approfondimento) innumerevoli blog, di femminee autrici, scagliare strali e avvelenate invettive (a dire il vero, trite e ritrite) allo scopo unico della demolizione totale dell'essere maschile nella sua totalità (dalle unghie dei piedi fino all'ultimo capello), trovare una rappresentante del gentil sesso (almeno si presume che lo sia) prodigarsi in un magnificat di simile portata al fallo, é letteralmente entusiasmante.
E lo é ancor più perchè la nostra autrice non fa differenziazioni o non mostra preferenze: forme, dimensioni, contenuti, funzionamenti, autonomie, modalità, materiali (si, anche quelli), nazionalità, stati, deviazioni (inteso in senso geometrico), ecc., nulla é di ostacolo al trionfo del membro, nemmeno gli appellativi per indicarlo, che sono usati tutti e con gran sfoggio linguistico per non tediare il lettore nemmeno quando a Lui ci si riferisce.
Dopo un'attenta lettura, cronologicamente a ritroso, posso dire, finalmente e con sommo orgoglio, che anche Il Cazzo s'é fatto un blog.
E, attenzione, non perché la protagonista (che é anche l'autrice del blog) non si dia da fare a ergersi (forse questa, in questo caso, me la potevo risparmiare) quale primattrice delle varie vicende narrate, ma perché da ognuna di esse traspare e si erge (e ridaje!) vittorioso, oscurando la pretendente, Il Fallo.
Tutto il resto, per dirlo alla Califano (certo che lo stesso sarà orgoglioso di essere citato in simil contesto), é noia: dalle stelle filanti di sottofondo (forse rimandi alle esplosioni priapistiche spesso citate), alla narrazione vista e rivista, sentita e risentita, letta e riletta, ma estremamente corretta, corrente e di piacevole lettura, allo stile Emmanuelle Arsan fino alle citazioni dei particolari dell'abbigliamento, gioie e accessori, che sembrano tirate fuori da qualsiasi numero di Capital o Gente Money.
Insomma, un bel blog, perchè, in fondo in fondo, Lui vince su tutto e tutti.
Consiglio la lettura con sottofondo musicale di Piero Pelù e Angoon.















posted by TheMAX 22:27 | commenti (1)

Ho scritto un blog sulla sabbia.

Domsky (o chi per esso) sul commento al mio precedente post, scrive:
Ha ragione quel signore che parla di violenza, globalizzazione e povertà. Io girando un po' nei commenti ho trovato molta paura, molta voglia di sembrare quello che non si è perchè quello che si è veramente viene giudicato male e offeso. Ho trovato molti problemi economici riguardo il lavoro, il mobbing sul posto di lavoro e a scuola, c'è da fare almeno cento denunce da quei pochi blog che ho letto su molestie a scuola e nei posti di lavoro che vengono accettate perchè l'alternativa è l'isolamento, la disoccupazione e la povertà. Problemi di coppia impressionanti dovuti sempre a problemi economici che impediscono di immaginarsi un fututo e prendere im pegni duraturi.E così via. Il problema non sono i puntini o la mancata citazione di qualche autore famoso o l'uso di qualche parolaccia. Qui sui blog si ha uno squarcio della paurosa situazione di violenza, abuso, povertà che si sta difffondendo anche in Italia come in genere a livello globale. (Spiegatomi al telefono da Domsky che è in vacanza e saluta tutti)

Non penso sia questo il punto. Intravedere nel "mondo blog" uno specchio delle umane miserie, non é rappresentativo al punto di assumerlo quale "termometro" dei mali umani.
E, francamente, non avevamo bisogno dei blog per sapere che i problemi sopra descritti esistono e sono reali.
Qualcuno inizialmente (e qualcun'altro lo sostiene ancora ora) ha creduto di intravedere valenze letterarie, linguistiche, giornalistiche e culturali nel mondo dei blog, ora non incominciamo a dare loro anche valenze sociali.
Qualcun'altro ha sostenuto che i blog fossero semplicemente l'unico mezzo di espressione a disposizione di tutti, altri un modo per oltrepassare la censura e liberare il proprio "diritto a scrivere" e, altri ancora, un modo per sfogare le proprie maniacali tendenze simil-giornalistiche.
Tutto e niente di tutto ciò, penso io.
Il blog é sicuramente un mezzo di espressione, ma non vedo come possa essere considerato "l'unico mezzo"; il "diritto di scrivere" non penso che sia poi un diritto vero e proprio, a meno che ci sia un "dovere di leggere", e le manie da "gramellini rampante" le possiamo sfogare, in maniera maggiormente produttiva e soddisfacente, frequentando un qualunque Corso di Giornalismo o di Scienze dell'Informazione.
Tra tutti i mali globali descritti da Domsky (o chi per esso) vedo che uno su tutti é stato trascurato e che, purtroppo, costituisce la piaga che porterà all'estinzione anche di questa nuova moda dei blog: la mancanza di cose da dire.








posted by TheMAX 08:04 | commenti (1)

martedì, settembre 02, 2003

I ciapa-blog.

Sentenza riporta sul suo blog un'altra interessante replica all'articolo di Di Stefano e ai relativi commenti in risposta allo stesso che si sofferma soprattutto sulla questione "contenuti" dei vari blog presenti in Rete.
Una questione spinosa perché, anche se concordo in parte con il dissenso di Sentenza riguardo l'opportunità (o meglio, la scelta individuale) di rendere partecipi delle proprie faccende personali tutti i bloggers e non solo, la ritengo comunque una critica difficile da portare avanti.
In Rete non esiste quasi nulla di "controllabile", a meno che non sia a pagamento, quindi tutto ciò che viene "fornito al pubblico" soffre di una strana "sindrome da esibizionismo diffuso".
Ne soffro anch'io in quest'istante, rendendovi edotti tutti quanti del mio pensiero su quest'argomento che, senza Rete, andrebbe invece perso tra i meandri delle interazioni elettriche dei miei neuroni, per far posto all'impulso di fame che mi trasmette questa focaccina speck & brie che ho qui davanti.
Non si sa il perché, ma rendere partecipi gli altri di qualcosa che altrimenti stagnerebbe nel proprio io, ha probabilmente qualcosa di terapeutico.
Così lo scrivere un diario personale in Rete non avrebbe senso se si avesse la sicurezza quasi matematica, che fornisce invece il tradizionale diario cartaceo, che nessuno lo potrà leggere mai.
E' un libero mercato dove tutti sono "domanda" e insieme "offerta", dove siamo tutti voyeuristi ed esibizionisti insieme.
Infatti fanno francamente tenerezza i bloggers che tentano di sconvolgere o scandalizzare, o coloro che si dannano l'anima per cercare un tema singolare che gli garantisca visite plurime e continuate, scadendo nel puerile e nell'esacerbato protagonismo di coloro i quali calzano un vestito che non gli si addice nemmeno un po' e che gli tira da tutte le parti.
E' l'ambiente vitreo che sta dietro al monitor e quella sicurezza-insicurezza che qualcuno ti legge/non ti legge/non si sa che ti frega.
Scrivere "T'amo" su un muro non é opportuno e poi ti possono scoprire, scriverlo su un quaderno é inutile perché lo leggi solo te, scriverlo su una lettera e inviarlo é troppo esplicito, scriverlo in Rete invece da quel senso di potenzialmente pubblico pur restando intimamente privato.
Non condanno quindi i diari virtuali che costituiscono la maggioranza dei blog.
Condanno invece i "contenuti" di questi, la mia é una critica ai contenuti dei contenuti.
Possibile che gli strumenti siano così tanti, di facile e pronto utilizzo e alla portata di tutti, da non volerli utilizzare ?
Possibile che, anche senza avere il limite dei 160 caratteri, qualcuno si ostini a scrivere in un modo barbaro e che, linguisticamente parlando, non tiene conto di nessun principio di senso logico e difetta pure di quello estetico ?
Possibile, e qui ha innegabilmente ragione Scarpa, che tali diarii siano un'accozaglia interminabile di frasi fatte che traballano sulla lama di confine delle pagine di Intimità, Stop, Cronaca Vera, Caballero, Cioé e Le Ore, due periodi di Kafka non capiti, uno di Kerouac travisato, il tutto condito da una dose massiccia di Cremonini e Pezzali di sottofondo e, se si é un po' anticonformisti, due gocce di Jim Morrison ?
Per citare la Vanoni, c'é chi ciapa i rat e chi ciapa i blog.
















posted by TheMAX 13:09 | commenti (1)

lunedì, settembre 01, 2003

La vostra blog-generation.
(in risposta a Paolo Di Stefano)

L'articolo di Paolo Di Stefano sul CorSera del 20 agosto 2003 é la lampante descrizione dell'universo blogger vista da chi riconosce le differenze con il giornalismo "di penna" e, per questo, ne patisce e ne soffre la potenziale concorrenza.
In tutto l'articolo di Di Stefano c'é un sottofondo di "si, ma, però, questi qua potrebbero essere pericolosi".
Tranquillo Di Stefano, se tutto ciò che di "potenziale" esiste in Internet, anche solo un 50% fosse realmente sviluppato e realizzato, allora vivremmo gia' in quelli scenari da Grande Fratello, prospettati all'inizio degli anni'80, tutti felicemente stressati da una vita in cui tutto il necessario ci viene propinato dalla Rete e ci resta solo da scegliere a quale operatore "Pay-for-Life" rivolgerci.
Ma non é così e, opinione mia, non lo sarà mai.
Così ci possiamo lasciare alle spalle i potenziali attacchi detronizzatori di potenziali writers del giornalismo on-line, per andare ad analizzare, con la puntualità di Di Stefano, ciò che é il fenomeno blog, almeno in Italia, scoprendo, senza ipocrisie di appartenenza, che tutto ciò che l'articolo descrive è la pura e semplice realtà.
Non me ne vogliano Domsky, la Mazzuccato e Platinette, ma é così.
Di Stefano forse si sofferma sui casi più lampanti, quelli più strumentali alla tesi che sostiene, anche se é difficile trovarne a sua volta altrettanti di altrettanto strumentali da contrapporgli, anche se pieni zeppi di banners pro-Emergency, Medici senza frontiere e compagnia bella.
Il fenomeno blog, e qui mi paro dietro Di Stefano per evitare gli strali degli "appartenenti", é una bufala senza limite, destinata a crescere in maniera indirettamente proporzionale alla conoscenza del linguaggio html e direttamente proporzionale al calo delle tariffe per l'invio degli sms.
In un'epoca in cui una telefonata é troppo "epistolarmente impegnativa" e poco "multimediale", cosa pretenderemmo di diverso?
In un'epoca in cui le testate giornalistiche non hanno mai lasciato tali e tanti spazi liberi alle opinioni dei lettori, con rubriche apposite e modi e metodi sempre più veloci e semplici per interagire con gli opinionisti di penna, c'è ancora qualcuno che lamenta di non avere spazio per esprimersi, per contrapporsi, per disquisire dei più vari temi.
Ed ecco il fiorire incontrollato di forum, blog e chat, che se da un punto di vista nascono per far incontrare opinioni diverse, mettendo a disposizione aree tematiche di tutti i generi, sotto sotto popolano e si mantengono in vita grazie unicamente alla difficoltà di comunicare in maniera consueta e "de visu" che oggi affligge soprattutto le nuove generazioni "sms style's".
Non sono per cui per nulla d'accordo con chi, anche su Splinder, sostiene che l'esplosione del fenomeno blog sia da associare alla mancanza di altri spazi di espressione; lo sarei se i temi dei blog in questione fossero in gran parte diversi da quelli che riporta Di Stefano, ma in effetti, come gia' detto, la realtà é quella, e non penso che nessuno richiederebbe mai spazio su una testata giornalistica come il Corriere della Sera per rendere edotti tutti i lettori sulle proprie pene d'amore.
Il fenomeno blog si evolve per due motivi fondamentali: il primo é che un blog c'é, esiste, ma non é obbligatorio leggerlo se non vuoi, il che consente di poter scrivere di tutto senza dover rendere conto a nessuno della pregnanza dell'argomento. Molto spesso poi le argomentazioni trattate nel "pubblico web" sono, sotto sotto, indirizzate solo a una piccola parte di lettori o ad uno solo, ma ormai avere una pagina web personale é irrinunciabile come il gsm pieno di messaggini, specie se poi il tema trattato viene "condito" da una nutrita serie di gif animate, effetti flash e icone lampeggianti, che rendono il contesto molto più appetibile dai distratti e disinteressati visitatori oltre a far crescere il contatore delle visite, con sommo gaudio e legittimo orgoglio da sventagliare tra gli altri adepti.
Il secondo motivo é più tecnico: non tutti hanno voglia di sbattersi a imparare l'html, per cui lo spazio web pre-impostato, pre-formattato, pre-costituito, pre-ordinato e pre-limitato offerto dai vari mecenati della blog-generation, é di facile e pronto consumo; un po' come quei cibi pre-cotti che consentono a tutti di gustare dalle lasagne al pesto all'anatra alla pechinese, con la comunanza del solito e stesso identico aroma di glutammato.
Il terzo motivo é che "farsi un blog", come avere il cellulare che scatta le foto, giocare a foot-volley e a bey-blade, mangiare sushi e bere chardonnay, fa tendenza. E più i giornali ne parlano (male), più fa tendenza.
Così ci troviamo di fronte ad una massa di politologi del nulla, anarcoidi frustrati, filosofi dell'effimero, analisti mediatici, psicologi del troppo ovvio, malati di polluzioni oniriche e terapisti di quest'ultimi, che dialogano a colpi di "K", puntini di sospensione e valanghe di punti esclamativi, strafregandosene di quella che fu l'analisi logica e grammaticale di un periodo di senso compiuto.
Di una cosa Di Stefano fa bene a preoccuparsi, ma non é la dignità letteraria conquistata dai bloggers, quanto la contaminazione bloggers verso i puristi di penna.
Alcuni ci sono gia' caduti contaminandosi irrimediabilmente, altri ci sono caduti di fatto anche se non lo accettano e lo contrastano, altri ancora ci si sono buttati a pesce di propria volontà trasfigurandosi orribilmente ma vantandosi di essere trasgressivi.
Insomma, i blog, come tutte le manifestazioni di moda e di tendenza, passano e vanno, il cattivo gusto invece resta e progredisce a vista d'occhio, con e senza Internet e sms.
Ieri eravamo tutti allenatori, oggi siamo tutti giornalisti, domani... chissà.





















posted by TheMAX 12:58 | commenti (3)