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lunedì, dicembre 01, 2003

Vorrei doparmi fra cent'anni

Il Ministero della Sanità ha stabilito che 400.000 sportivi italiani, sono dopati.
Assumono cioè, nel corso o a sostegno dell'attività fisica, amatoriale o agonistica che dir si voglia, sostanze varie, spesso denominate integratori alimentari.
Si calcola, sempre secondo il Ministero, che il 15% delle palestre italiane siano coinvolte nello "spaccio" di queste sostanze.
A me sembrano cifre francamente sottodimensionate.
Come, sottodimensionato e sottovalutato, mi sembra tutta la globalità del problema che, senza ostacoli alcuni, si va sempre più estendendo a macchia d'olio fra i frequentatori, per motivi diversissimi e nella maggior parte dei casi per nulla legati alla passione sportiva, più o meno assidui delle palestre e dei centri ginnici.
L'italiano, si sa, é un maestro assoluto nello scovare ogni mezzo che gli consenta di raggiungere il risultato prestabilito con il minimo sforzo, per cui gli integratori non potevano passare inosservati ai "cultori del bel fisico". 
E' quanto meno singolare, notare che, solo fino a pochi anni fa, le palestre erano luoghi frequentati da chi si doveva curare la scoliosi, da chi doveva effettuare un programma di riabilitazione fisica in seguito a traumi vari o, più spesso, da chi doveva sudare 84 camicie per dimagrire ed eliminare così una minima e trascurabile quota della totalità dei chili superflui.
Erano cioè viste come luoghi di faticosa, e spesso inutile, espiazione dei propri peccati fisici, alimentari e comportamentali. Una sorta di "cilicio" da indossare se costretti dagli eventi e di cui non vantarsi assolutamente con amici e conoscenti.
Oggi invece, la palestra é luogo di aggregazione e divertimento. Ma si badi bene, il divertimento sta a margine di quello che dovrebbe essere il vero fine della palestra: l'attività fisica estenuante e faticosa ma tonificante e disintossicante.
Il divertimento sta quindi nella frequentazione per affinità con qualcuno che gia' la frequenta, sta nella partecipazione a cene, feste e bagordi vari, sta nelle eventuali conoscenze, e relativi annessi e connessi, di altri frequentatori, ma soprattutto nel pavoneggiamento dei risultati ottenuti con i colleghi, amici e familiari.
Per cui diventa facile la scelta fra 6 mesi di ciclette nella solitudine della propria camera da letto e 6 mesi di spinning in palestra con contorno di musica house e la compagnia di commesse in perizoma, avvocati con abbronzatura caraibica e commercialisti in calzamaglia alla Cipollini con sottolineatura del pacco compresa. 
Ovviamente, un'attività fisica simile esige, sia per il raggiungimento, quanto per il mantenimento dei risultati, un rigoroso e ferreo comportamento alimentare.
Una volta ci si rivolgeva al dietologo o ad uno specialista in alimentazione, oggi c'è il personal trainer, una figura ibrida ed indefinita che si dovrebbe occupare di ottimizzare l'esecuzione dell'attività fisica e sportiva da te scelta in base alle tue caratteristiche fisiche, dai carichi massimi consentiti, all'organizzazione del tuo metabolismo, dalla dieta, agli eventuali metodi per incrementare i risultati.
Insomma, oggi é il personal trainer che ti dice cosa mangiare e in che quantità e, se necessario (cioè sempre), quali e quanti integratori assumere.
Se li senti parlare sembrano dietologici patentati, ortopedici di fama mondiale e si destreggiano ad enumerare e nominare parti muscolari con la puntualità di un provetto studente che ha appena passato l'esame di anatomia.
A dimostrazione di tutto ciò, vi posso portare ad esempio il mio collega, che non più di 10 minuti fa, si é fatto fuori, su consiglio del suo personal trainer (un ex carrozziere romano che ora gestisce una palestra in quel di Borgaro Torinese), 6 uova sode, mezza dozzina di cellulosiche gallette di riso e un litro circa di beverone immondo, gusto cioccolata, che non oso pensare a cosa serva.
Logicamente, il resto della sua dieta spazia dall'insalata di riso al riso bianco, dalla bresaola non condita al prosciutto crudo magrissimo, dalle banane alle mele, il tutto abbondantemente accompagnato da tavolette energetiche dall'aspetto, dimensioni e consistenza simili a quelle di un gesso da sarta: questo per 365 giorni all'anno, feste comandate comprese.
Risultati visibili di tutto ciò?
Avambracci possenti, bicipiti importanti, un po' di ulcera gastrica, due gocce di colesterolo, azotemia a puttane, grandi difficoltà di normale digestione e qualche giramento di testa.
Senza contare il fatto che se sulla panca piana ci si puo' vantare di sollevare quasi un quintale, meglio non sottolineare che ci si é strappati un adduttore alla prima borsa della spesa mal sollevata.
Ora, tralasciando il fatto che nello sport come in altre attività fisiche o intellettuali, ci sia (e sempre ci sarà) il più o meno geneticamente "portato", qualcuno dovrà pur spiegarmi (utilizzando un minimo di ragionevolezza) come possa valere quell'affermazione, assai di moda oggi e che viene spesso applicata parlando di calcio, ma usata anche per altri sport, che sancisce l'impossibilità di paragonare prestazioni sportive attuali con quelle di qualche anno fa. Spesso si dice che, nel calcio, qualche anno fa si giocava a rallentatore e che i ritmi agonistici erano talmente blandi che alcuni fuoriclasse dell'epoca oggi sarebbero assorbiti nella schiera degli onesti operai dell'arte pedestre.
Mi permetto di dissentire, pensando che oggi un Rivera difficilmente sarebbe comunque relegato a fare la riserva di Pirlo e che l'attuale Totti non sfigurerebbe affatto accanto ai vari Turone, Pruzzo e Bruno Conti.
Penso piuttosto che certe "tipologie" di giocatori, o di atleti in genere, oggi sarebbero quanto meno atipici se non dotati di sprint fulminanti, cosce da lanciatori del giavellotto, pettorali da fumetto della Marvel e altezza da corazziere, pur continuando fortemente a credere che quasi nessuna di queste caratteristiche é fondamentale per essere un buon giocatore di calcio.
E' curioso pure osservare che alcuni sport meno popolari (come seguito di spettatori) abbiano assunto oggi una nuova verve di simpatie: é il caso del nuoto o del ciclismo, piuttosto che la pallavolo o il triathlon.
Tutti sport dove la curiosità per le caratteristiche fisico-atletiche degli attori protagonisti hanno sopravanzato addirittura quella per lo svolgimento della gara vera e propria.
In poche parole c'é più gente interessata al fisico e all'abbigliamento di Cipollini che non alle sue imprese sportive.
Un Coppi, oggi, raccoglierebbe assai pochi proseliti, troppo poco appariscente, poco dotato fisicamente e poco "personaggio" al di fuori delle piste ciclabili.
Le "imprese" sportive odierne, poi, lasciano a dir poco esterefatti.
Nel nuoto i record mondiali vengono stracciati ogni qual volta si scende in vasca, nel ciclismo le velocità medie arrivano a sfiorare i 60 Km/h e nelle gare di velocità dell'atletica leggera, sulle distanze corte, i tempi assumono sempre più le sembianze di quelli di un veicolo fuoriserie piuttosto che di un essere umano.
Attori di tutto ciò sono atleti che, come spessore fisico, si avvicinano molto più agli astanti di una gara di Mr.Universo che non a nuotatori, corridori o ciclisti.
Poi, dopo qualche tempo, si scopre che il tal atleta per curarsi il raffreddore si faceva di nandrolone (senza saperlo e su consiglio medico naturalmente), e il tal'altro per ovviare ad un fastidioso verme solitario si curava a base di ormoni della crescita.
Bah... e poi dicono che lo sport fa bene alla salute.

 
































posted by TheMAX 12:47 | commenti (2)