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venerdì, gennaio 23, 2004

The Paraculs

E' curioso come la Sindrome Parmalat abbia contagiato vasti settori dell'opinione pubblica del nostro Paese, innescando una sorta di caccia alle streghe paragonabile al clima che si respirava negli USA al tempo del Watergate.
E' una sorta di diffidenza generalizzata verso tutto ciò di cui siamo spettatori e attori abituali senza avere le competenze e le mansioni del regista.
La querelle Rai/Bonolis vs. Striscia la Notizia/Mediaset, é un'esempio tangibile di come affari privatissimi vengano sbandierati in diretta televisiva per dargli valenze pubbliche (peraltro inesistenti) e raccogliere consensi da usare contro la parte avversa per obbligarlo a rinunciare all'insistente punzecchiamento sempre più fastidioso.
Capita quindi che, tramite campagne di simil-informazione-pubblica a base di insinuazioni continuate spacciate come "prove", tutti i programmi televisivi diventino improvvisamente bufale organizzate con figuranti ingaggiati ad hoc nel ruolo dei concorrenti, così come tutti gli imprenditori di qualsivoglia successo diventino tutti delinquenti patentati che manipolano i dati contabili e fregano impunemente e costantemente il prossimo.
Sulla base delle continue insinuazioni di certa stampa e di molta TV, ci stiamo formando un'opinione personale sull'andazzo di molti fatti sulla bocca di tutti, talmente uniforme e uniformata da trasfigurarsi da opinione in certezza, anche in argomenti che conosciamo superficialmente o "per sentito dire".
Di questo passo, non facciamo più donazioni o elemosine, visto che tanto i nostri soldi non raggiungeranno mai i destinatari voluti perché sicuramente ci sarà qualcun'altro che se ne approprierà indebitamente; non frequenteremo mai maghi o altri operatori dell'occulto, perchè sono tutti ciarlatani pronti a truffarci con raggiri e trucchi assai poco magici e molto delinquenziali e non ci faremo mai catturare da proposte di guadagni troppo facili perchè, sotto sotto, c'è sempre la truffa.
Diffidare sempre e prima di tutto: questo é il motto del nostro tempo.
Questa è la premessa di ogni altro ragionamento sulla questione Striscia vs. Bonolis, tanto protratta nel tempo da divenire una sorta di persecuzione a colpi di insinuazioni, manipolazioni indebite di fatti, persone e, soprattutto, tirando dentro alla questione il pubblico che non c'entra assolutamente con i battibecchi da cortile fra RAI e Mediaset.
A dire il vero Bonolis ha sbagliato nel ventilare (senza provare pure lui nulla) questioni, mansioni e vicende personali di ipotetici suoi concorrenti, usando quindi gli stessi metodi, sporchi e scorretti, usati da Striscia per portare acqua al suo mulino.
Però alcuni punti li ha centrati. Il primo é sicuramente che tutta questa bagarre nasce da una guerra di audience che Striscia aveva per lunghissimo tempo condotto da vincitrice indiscussa in quella fascia oraria di programmazione e, improvvisamente, con l'avvento del programma di Bonolis, ha cominciato a non fare più man bassa di ascolti. E cio', al signor Ricci, indi Confalonieri, indi Berlusconi, rode assai.
Il secondo punto toccato da Bonolis é forse il fondamentale e merita di essere estremizzato ragionando per assurdo: ammettendo che anche il programma sia tutta una montatura con pacchi e premi gia' assegnati ai concorrenti, che concorrenti non sono, quanto invece attori e figuranti assoldati dall'organizzazione del programma, al telespettatore tipo che non sa l'esistenza della bufala, cosa cambierebbe?
Puo' un telespettatore, senza velleità alcuna di diventare concorrente, sentirsi truffato (usando il termine usato da Striscia) nell'assistere ad uno spettacolo che, senza truffa, sarebbe esattamente lo stesso e avrebbe esattamente l'identico "pathos"? Io penso di no.
Anche perchè, ragionando, diffidando e insinuando di questo passo, nulla ci vieta di pensare che mentre il regista inquadra bellamente il faccione di Gerri Scotti, un sottoposto della Aran Endemol (perchè la stessa casa di produzione del programma del conduttore pavese é anche la casa di produzione di "Affari tuoi") non suggerisca le risposte esatte (o errate) al concorrente, con buona pace di notai corrotti e di spettatori in studio al corrente di tutta la bufala ma col gettone di presenza gia' in tasca.
E via così, retroattivamente, con tutti i quiz di Mike Bongiorno, di Amadeus, Papi o di chi dir si voglia; i reality show dal Grande Fratello a Scherzi a parte; le televendite, dai materassi, alle pentole, agli elettrostimolatori, senza escludere nemmeno i programmi di cucina dove millantano che una spigola di 1 Kg. rientri comodamente in una spesa di €10,33.
Eppure non oso pensare che qualcuno, assistendo alla Tosca, si lamenti che finisca nel medesimo e tragico modo dalla notte dei tempi in cui é stata ideata fino ai giorni nostri.
Come non voglio nemmeno pensare che qualcuno creda veramente che il mago Copperfield sia capace di smaterializzare gli aerei sulle piste degli aeroporti e che Casanova abbia i superpoteri per mozzare teste a destra e a manca e poi riporle nel luogo a loro naturalmente deputato. Eppure, al grido di "il trucco c'é ma non si vede", simili spettacoli continuano ad attirare interessi e catturare spettatori per la nostra naturale voglia e bisogno di stupirci con l'ignoto, il segreto ed il misterioso, anche se la maggior parte delle volte sappiamo già come vada a finire.
Un qualsiasi genere di spettacolo televisivo pubblico é, per sua natura, artefatto; nel senso assolutamente letterale del termine, cioè fatto ad arte, progettando a tavolino modi, tempi e mezzi per far scaturire nel pubblico questa o quella reazione in questo o quel momento.
Un quiz televisivo o una qualsivoglia trasmissione a premi di oggi, per sua conformazione e confezione, non é molto diverso da qualsiasi altro prodotto di fiction, in cui ogni minimo aspetto é stato provato, precalcolato, previsto, preordinato, predimensionato e prevoluto.
In questo senso, se il programma giunge a me, destinatario dello stesso, in modo gradevole e interessante, scaturendo quelle reazioni che si volevano scaturire, significa che il programma funziona. Non vedo quindi il perché dovrei scandalizzarmi se il concorrente é un attore semi-professionista di Grottaferrata, piuttosto che un pizzaiolo di Posillipo o un ragioniere di Terni. Non vedo perché dovrei scandalizzarmi se il gioco giunge a me come gli autori l'hanno pensato e progettato e come io ritengo che soddisfi i miei interessi.
Invece, come in tutte le attività di successo di questo mondo, c'é sempre qualcuno di esterno pronto a gettare sterco, ventilando che il successo é successo solo perchè sotto sotto c'é l'intrallazzo, il malaffare, l'intrigo e la malafede. Se poi, questi lanciatori di sterco gia' provetti di loro, utilizzano per mirare ancor meglio un servizio televisivo pubblico, allora il risultato concimante sarà talmente dirompente da convincere anche gli incauti e ignari spettatori esterni che viviamo in un mondo di merda.
Ma non sarebbe nemmeno ancora questo il problema maggiore, sono i mezzi utilizzati per farci raggiungere questa convinzione che sono mezzi scorretti e subdoli.
Mezzi basati sullo stillicidio protratto e continuato di insinuazioni e pettegolezzi da osteria, buttati qua' e la' come un qualcosa di ventilato ma veritiero e probante, oppure l'utilizzo di persone con la mascherina (come gli astanti di un film porno amatoriale, ma senza altrettanta dignità) che si dicono a conoscenza di tutto, sbandierando nomi e cognomi dei colpevoli, ma occultando attentamente i propri, con il solo scopo di far si che qualcun'altro di tangibile venga allo scoperto rischiando in proprio ed esponendo nome, cognome e firma.
La strategia é, a dir poco, odiosa: insinuare, diffamare, accusare, simulando prove e  carpendo informazioni in maniera indebita e irregolare e ripetendo tale processo in maniera costante e prolungata, in modo da plagiare subliminalmente il telespettatore della veridicità delle tesi sostenute e, contemporaneamente, cercare di far uscire allo scoperto qualcun'altro che si assuma tutte le responsabilità del caso, in principis magistratura, guardia di finanza oforse dell'ordine.
Mi dispiace dirlo, ma sondando le opinioni della gente comune su questo tema le argomentazioni non sono molto diverse e in genere vertono sulla frase tipo "Hai visto che il gioco di RAI1 era tutta una truffa con attori al posto dei concorrenti e con i premi che non venivano assegnati, o venivano assegnati ma a chi e come volevano quelli che organizzano il programma? Ah!...io lo sapevo gia' che tanto era tutta una truffa!"
"...gia' era tutta una truffa", questa affermazione, assolutamente non provata da Striscia ma solo insinuata con stillicidio continuato di rottura di scatole, é diventata un convincimento e una verità da sbandierare ai quattro venti. Questo é il problema.
In una società dove "scoprire i pacchi" é ormai un'attività comune a tutti, la truffa é sempre dietro l'angolo e ogni occasione di guadagni troppo facili é motivo per tacciare i propositori dell'affare come truffatori, anche solo per sentito dire.
Oggi, tutti sapevano che Tanzi era il più grande truffatore d'Italia, perchè dietro un successo c'é sempre una truffa.
Persino chi ha comprato azioni Parmalat, che per loro natura (essendo titoli azionari) possono guadagnare, perdere e addirittura annullarsi, si sente "truffato".
L'importante é esserne convinti, e vivere a proprio agio guardandosi costantemente le spalle.
De gustibus, ma in questo senso mi permetto di dissentire, in maniera letterale, su chi siano veramente i "paraculi".






























posted by TheMAX 08:31 | commenti (2)