All that glitter, ain't GOLD ::
venerdì, febbraio 27, 2004
Esperimento (alla pietro bottai)
Non necessariamente
schiacciare un punto nero sullo specchio dell'ascensore
da la stessa soddisfazione corporale di un cane che piscia sull'angolo di un altro cane
Pestare una merda
in quest'angolo di cielo annebbiato mi fa sentire vivo
più vivo di chi lavora e muore al sole
E scriverlo
mi rende partecipe e orgoglioso
molto vicino a colui che ha imbrattato la buca delle lettere dell'amministratore
Deve essere buona letteratura
tutto ciò
almeno così dicono, a mia insaputa
martedì, febbraio 24, 2004
Sabato 21 febbraio 2004: prove di Olimpiadi.
Chiamparino, sindaco della Città di Torino, ha organizzato sabato scorso una prova generale di Olimpiadi.
All'insaputa di tutti, pure sua.
Così sabato mattina Torino era una città simil-siberiana. Sono bastati 20 cm. circa di neve per paralizzare una città intera.
In effetti le trasformazioni climatiche di questi ultimi anni ci avevano abituati a nevicate insignificanti rispetto a quelle di qualche decennio fa, ma questa volta le precipitazioni nevose erano state largamente e precisamente preannunciate in larghissimo anticipo.
C'era quindi tutto il tempo di poter intervenire con i mezzi e gli uomini preposti, com'é sempre stato negli anni passati d'altronde.
Invece no. Chiamparino ha sostenuto, com'è ovvio da parte sua, che i disagi sono stati minimi e la macchina organizzativa é funzionata alla perfezione.
Il Consiglio Comunale di ieri sera ha ovviamente dimostrato il contrario, con polemiche e rimostranze anche da parte degli stessi partiti che sostengono il Sindaco.
Tutto ciò però, é dimostrativo della particolare situazione che sta vivendo Torino oggi.
Una città che sente il bisogno di di modernizzarsi e, al contempo, resiste con tutte le sue forze a questo tentativo nella volontà di restaurare una sorta di aristocratica presunzione mai abbandonata.
Torino non é, e non sarà mai, Milano o Roma, e nemmeno lo vuole essere. Questo é un caposaldo della mentalità dei torinesi che gli stessi torinesi preposti al governo della città, hanno spesso trascurato o fatto finta di non vedere.
In questi ultimi anni Torino ha sentito, più di molte altre città italiane, l'esigenza di darsi una connotazione europea. Esigenza sacrosanta ma contrastante con il ruolo sempre meno importante che Torino ha invece rivestito nella più limitata, ma a parer mio ancora maggiormente significante, realtà italiana.
Una sorta di declassamento iniziato a metà degli anni '80 e consolidatosi ulteriormente nei '90 e causato essenzialmente da quella, sbagliatissima ma condivisa a livello nazionale, idea che Torino fosse subordinata in tutte le sue peculiarità e potenzialità all'andamento della grande industria, leggasi FIAT.
Il grosso ed enorme sbaglio dei torinesi é stato non opporsi a questa considerazione sbagliata e, anzi, crogiolarsi in questa situazione convincendosene anch'essi della veridicità.
Un po' per pigrizia e un po' per comodo (siamo o non siamo i "bögia nèn") ci siamo fatti colonizzare, indottrinare e convertire dagli interessi della FIAT e dai suoi annessi e connessi, fino ad autoconvincerci che veramente fossimo indissolubilmente legati al suo andamento.
Tutto ciò in anni in cui gli interessi stessi del Palazzo dell'allora Via Marconi erano rivolti altrove e prevedevano per Torino un ruolo assolutamente secondario nello scenario degli investimenti.
In pratica Torino, ma molto più i torinesi, si sono ritrovati cornuti e mazziati, a vantaggio di realtà territoriali in crescita di sviluppo e popolarità (penso alla realtà del Nord-Est italiano) o a vantaggio di altre realtà più consolidate pronte però ad accaparrarsi anche le briciole che cadevano dal tavolo degli spodestati (penso principalmente a Milano).
La modesta volontà di reagire, a metà degli anni '90, ha poi portato Torino a commettere altri gravi errori con investimenti sbagliati nelle infrastrutture e in un indotto ancora, psicologicamente molto più che materialmente, legato alla grande industria, ma soprattutto rinunciando ad abbandonare una logica errata, che in quel momento finalmente appariva non chiara solo agli occhi di chi non voleva vedere, in cui il declino della città era causato dal declino della Fabbrica.
Fior fior di sociologi, filosofi, pianificatori, studiosi della realtà industriale e, purtroppo, moltissimi urbanisti, proposero e teorizzarono l'ultimo, ma il più grande, errore che si poteva fare: legare indissolubilmente, in modo che fosse chiaro anche ai posteri, la Storia della Città a quella della Fabbrica, scordando, un po' in malafede, di effettuare il processo opposto.
Solo Giovanni Agnelli, forse, non fece mai confusione fra i due aspetti, rimanendo legato affettivamente alla città che aveva consentito - ed é questa la realtà dei fatti - lo sviluppo della Fabbrica (e non viceversa), pur avallando i nuovi vertici decisionali nella loro continua e incessante politica di disconoscimento della realtà torinese nell'ambito degli interessi aziendali.
Adesso, dopo il periodo delle opere inutili degli anni '90 (recupero del Lingotto, Stadio delle Alpi, metropolitana leggera, Museo del Cinema, recupero di aree industriali varie, centinaia di aree a parcheggio mai utilizzate, ecc., ecc.) e degli esperimenti ecologici (chi non ricorda la cinquantina di Panda elettriche parcheggiate a vuoto in Piazza Vittorio in un'apposita area per la ricarica delle stesse e, naturalmente, smantellata pochi mesi dopo; oppure il famigerato "Car sharing" con macchine di cortesia cortesemente offerte dal Comune di Torino dietro pagamento di un canone; o ancora le "domeniche ecologiche" e altri), ci viene offerto un evento che finalmente risolleverà la città dal torpore centenario in cui é sprofondata: le Olimpiadi Invernali del 2006.
Il Comitato organizzatore non ha badato a spese e ha gia' messo a ferro e fuoco la città: cantieri dappertutto, viabilità sconvolta, palazzi restaurati per l'occasione, piazze irriconoscibili nelle nuove sistemazioni, nuove strutture che sono sorte e sorgeranno per ospitare i giochi e che saranno offerte al pubblico godimento della cittadinanza, del tipo: pista per il curling, 2 stadi da hockey (praticatissimo a Torino!), piste da pattinaggio (e chi non pattina a Torino!) e molte altre amenità che cambieranno il volto della Città, tra cui l'opera per eccellenza, attesa da secoli: 1 (UNA) linea di metropolitana che risolverà TUTTI i problemi del trasporto pubblico cittadino.
Nasce assolutamente spontanea e non trattenibile la domanda: cui prodest?
Non riesco a trovare altra risposta che non sia ancora, e per l'ennesima volta, il rilancio della FIAT sul panorama mondiale ed europeo, soprattutto subito dopo una gravissima crisi che l'ha vista protagonista e che la vede, ora, protagonista di un momentaneo periodo di rilancio.
Ancora una volta ci stiamo facendo prendere per i fondelli.
Stanno sponsorizzando Torino, e il Piemonte in generale, solo per i propri porci comodi, e noi, tutti, a crederci ancora.
Siamo inguaribili. Hanno reso Torino (e il Piemonte) i testimonial di un enorme spot pubblicitario ad uso e consumo degli interessi industriali, in primis della FIAT.
Non a caso, il Comitato Organizzatore, annovera tra i suoi membri eccellenti, molteplici teste che fanno, o hanno fatto, parte dei CdA FIAT Auto S.p.A. o collegate.
E' curioso, in 2 anni faranno scoprire il Piemonte ai piemontesi: ci paventano le Langhe, i prodotti tipici, le reggie sabaude, le montagne, le campagne, i laghi, i parchi e i giardini, i palazzi storici, la buona cucina.
Ma, porca puttana, dovevano fare le Olimpiadi per farcelo scoprire?
Per far scoprire ai torinesi che, parafrasando Jo Squillo, a Torino oltre alla FIAT c'é di più?
Stanno perfino convincendoci che Torino é indissolubilmente legata alle montagne. Ma dove? Da quando?
Forse, sabato scorso, hanno voluto fare una prova tecnica di trasmissione, cercando di convincerci che le nevicate eccezionali di 20 cm. saranno all'ordine del giorno da ora in poi, perché siamo città nevosa e di montagna, anche se non l'abbiamo mai saputo, visto che la settimana bianca a Cortina o alle Deux Alpes, era ben più agevole (in termini di strada) e più conveniente (in termini economici), di un qualsiasi sabato pomeriggio a Bardonecchia.
Il risultato finale sarà comunque una città trasfigurata in qualcosa che non conosciamo ma che impareremo a conoscere, almeno fino al prossimo evento planetario di cui vorranno farci involontari protagonisti. Smantelleremo di nuovo strade e palazzi, li trasformeremo in qualcos'altro di analoga inutilità, per dimostrarci, magari in vista del Campionato Mondiale di Beach Volley, che Torino é città di sabbia fina e scintillante e che, con l'alta velocità, Savona é più vicina di Moncalieri.
Non vedo l'ora di vedere Pamela Anderson, testimonial per l'occasione, che corre felice a piedi nudi sulle rive della Stura.
lunedì, febbraio 23, 2004
"Da qua si vedono stelle ed una luna gigante o forse e' la solita presa per il culo... "
Leggo, su segnalazione, il blog, o meglio i blog, di Pietro Bottai.
Su segnalazione, perché certamente non ci sarei mai arrivato non avendo tendenze scatologiche e non avendo l'abitudine di usare come chiavi di ricerca "cacca, merda, pisciare, cacare, culo, cazzo" e compagnia bella.
Mi dicono però che questo Bottai (http://canalefanculo.blogspot.com ) é un piccolo fenomeno editoriale dei nostri giorni, e che di lui si stanno occupando autorevoli testate nazionali, oltre ad essere molto conosciuto in Rete.
Il primo blog in cui mi imbatto ha un titolo significativo " Nave a picco sul canale fanculo", chiaramente riassuntivo degli argomenti trattati, anche se, sotto l'immancabile immagine di copertina, troviamo una frase ed un rimando degno di nota: "Da qua si vedono stelle ed una luna gigante o forse e' la solita presa per il culo... www.polverenelsole.it ".
Leggo pazientemente i testi, accorgendomi di essere in una sorta di rubrica del tipo "Ditelo a Bottai", dove la domanda e la risposta é sempre del ns. Bottai.
Il succo del blog é sostanzialmente questo: "me la canto e me la suono e, se non vi va, potete pure andare a quel paese".
Decido, in perenne ricerca delle declamate peculiarità artistiche e di genio intellettuale, di passare al sito www.polverenelsole.it.
Qui, finalmente, posso leggere alcune liriche e alcuni racconti (quali siano gli uni e gli altri non ci é dato sapere) rigorosamente protetti dai diritti d'autore.
Penso: "ora facciamo sul serio" e mi accingo alla lettura. La sensazione finale é quella tipica derivante dalla visione di un film di Lynch (e sono certo che sarò lusinghiero nei confronti del ns. Bottai con simil paragone): la locandina era assai più interessante del film.
Si ha cioè la netta sensazione di essere spettatori dell'irrequieta fase REM di un regista alle prese con la sceneggiatura del suo ultimo film.
La costruzione prevale sulla narrazione, sull'argomento, sul fine, su tutto. L'originalità é la stessa del 90% degli odierni teenager con velleità letterarie:
citazioni su citazioni, rimandi a situazioni cinematografiche "on the road" e la solita ed ennesima "trasfigurazione padana" dei testi di Kerouac o Burroughs.
Il tutto sarebbe completo e compiuto con uno smodato uso della "k", a sancire, in maniera ancor più irriverente, anche la liberazione dagli ultimi lacciuoli repressivi dell'arte letteraria: la grammatica e l'ortografia.
Ma il ns. autore, purtroppo, non ci da nemmeno questa soddisfazione, lasciandoci con l'unica effettiva certezza che ciò che era solo paventato nell'incipit iniziale citato, era, ed é, solo l'ennesima presa per il culo.
