All that glitter, ain't GOLD ::
sabato, marzo 27, 2004
Se lei sapesse com'è sporca la verità di questa storia, forse sarebbe meglio lasciar fare a Dio
da una telefonata di Eleonora Moro al regista Martinelli
25 marzo 2004 - TOSCANAOGGI, SI' GRAZIA A SOFRI E SEMILIBERTA' A TUTI
ANSA:
SOFRI: TOSCANAOGGI, SI' GRAZIA A SOFRI E SEMILIBERTA' A TUTI
EDITORIALE GIUDICE ANZANI SU SETTIMANALE CATTOLICO
"Per i casi giudiziari di Mario Tuti e Adriano Sofri e' un errore l' equazione delitto-castigo". Lo sostiene Giuseppe Anzani, magistrato al tribunale di Como, in un editoriale sul numero del settimanale cattolico "Toscanaoggi" in edicola sabato.
Il giornale delle diocesi toscane entra cosi' nel dibattito sulla semiliberta' all' ex terrorista nero e sulla richiesta di grazia per l' ex leader di Lotta continua negli "anni di piombo". "Casi diversi, accomunati dal filo di uno stupore o di uno scalpore, che ci coinvolge e che rinnova ogni volta un fremito dentro di noi perche' þ spiega il magistrato þ l' idea di giustizia evoca l'equazione fra delitto e castigo, ma anche il bisogno di riparazione del delitto e di guarigione delle ferite che ha lasciato. Nessuno e' inchiodato a quell' istante che lo ha fatto reprobo per sempre, se la pena diviene penitenza e il cuore muta nel tempo dell'espiazione".
Cosi', se la legge carceraria "apre ad un uomo mutato (come Tuti) uno spiraglio di ritorno dopo decenni di vita reclusa, insegue una fruttuosa speranza invece che una deserta disperazione". Mentre per Sofri "la diversita' di cio' che dice e pensa l'uomo di oggi rispetto ai deliri violenti della stagione di Lotta continua di 30 anni fa ci sta sotto gli occhi; una grazia significherebbe che questa pena non serve piu'. Non direbbe che non calza, quasi fosse un supergiudizio postumo dopo otto processi; semplicemente non serve".
Se le premesse sono queste, concordo con le volontà di Sofri a non richiedere personalmente la grazia.
25 marzo 2004 - SOSSI, NUOVE BR PIU' PERICOLOSE DI QUELLE VECCHIE
ANSA:
TERRORISMO: SOSSI, NUOVE BR PIU' PERICOLOSE DI QUELLE VECCHIE
GIUDICE RAPITO 30 ANNI FA, LEGAMI CON ISLAM E VARI GRUPPI EVERSI
Le nuove Brigate Rosse sono "ancora piu' pericolose di quelle degli anni di piombo" e questo "sia per gli evidenti collegamenti con il fondamentalismo islamico e con gruppi eversivi di varia provenienza, sia perche' sempre piu' di frequente colpisce vittime estranee al cuore dello Stato". Il giudizio arriva da Mario Sossi, il giudice genovese che trenta anni fa fu rapito dalle Brigate Rosse.
Sossi fini' nelle mani dei brigatisti il 18 aprile del '74, con un'operazione organizzata in tutti i dettagli che fece da preludio al rapimento di Aldo Moro. Intervistato in esclusiva da "Dossier", il mensile allegato a 'Il Resto del Carlino', 'La Nazione' e 'Il Giorno' in edicola da domenica, Sossi (che oggi e' presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione), ripercorre i giorni della sua prigionia ed esamina il retroterra politico dei suoi sequestratori. "Erano gruppi di marxisti di ispirazione staliniana diretti da centrali oltre cortina come radio Praga - spiega - la progressione criminosa di quei gruppi fu inizialmente sottovalutata dallo Stato, finche' non si arrivo' alla contrapposizione fra comunisti riformisti ed estremisti 'staliniani"".
Per questo, conclude il giudice, "va amaramente stigmatizzata la tolleranza verso frange anarcoidi e taluni sedicenti 'pacifisti'".
Che Sossi sostenga che le, presunte, nuove BR siano in linea di massima più pericolose delle storiche, gia' si sapeva. Ciò che di nuovo e importante viene detto espressamente dal giudice, in contrasto con il giornalismo da "opinione pubblica" e con gli ufficiali dispacci degli organi istituzionali, é che l'azione delle nuove BR "sempre piu' di frequente colpisce vittime estranee al cuore dello Stato".Sottolineando la misura errata fra azione e soggetto colpito. Un'azione che sembrò smisurata anche nel caso delle storiche BR e che poi, in effetti, si rivelò addirittura premonitrice in fatti. Non ritengo che, comunque, ci sia il minimo paragone.
Nel caso delle nuove BR l'azione é smisurata per errori di base e teorie fuori luogo.
26 marzo 2004 - IN TV INSIEME COSSIGA E ADRIANA FARANDA
"L'Espresso"
- C'ERAVAMO TANTO ODIATI
Fra una manciata di giorni inizierà la registrazione di un evento per la tv destinato a far scalpore: un Iungo colloquio fra l'ex brigatista Adriana Faranda e il presidente emerito Francesco Cossiga che all'epoca del rapimento Moro (1979) - cui la Faranda partecipò - era ministro degli Interni. Non è ancora stabilito in quante puntate si tradurrà il colloquio che toccherà anche il "personale" e non solo il "politico" o la ricostruzione storica degli anni di piombo del terrorismo, né se darà il via a una serie di altre trasmissioni a due voci tra personaggi che si sono trovati su fronti opposti.
La prima idea dell'incontro è venuta alla Faranda dopo aver visto il film di Marco Bellocchio sul rapimento Moro, "Buongiorno notte".
L'ex Br, che oggi fa la fotografa, ne ha casualmente parlato con Lucia Annunziata, incontrata in occasione della festa di compleanno della figlia della presidente Rai, presso il circolo del Polo di Roma, dove Faranda era stata incaricata di fare il servizio fotografico "ufficiale". La cosa non ebbe alcun seguito e solo dopo qualche tempo il progetto dell'evento - che sarà prodotto dalla Wilder - è stato ripreso e rielaborato da Faranda assieme a Mara Nanni, anch'essa un'ex terrorista. Corrado Formigli gestirà la discussione e Alex Infascelli ("Almost blue") ne curerà la regia. Non è ancora deciso se la trasmissione finirà su una rete Rai o Mediaset o Sky o su La7, ma si dice che l'idea sia piaciuta molto al direttore generale di viale Mazzini, Flavio Cattaneo. (P.F.)
Alex Infascelli mi sembra la scelta più azzeccata per un confronto "thriller" fra due conoscitori eccellenti di come andarono le cose. L'idea piace anche a me.
martedì, marzo 09, 2004
Rispondo al mio amico Ephrem, riguardo "l'affaire Cesare Battisti".
Alcuni, che mi conoscono dai tempi di NPS, sapranno sicuramente il mio parere, altri (la stragrande maggioranza) no, quindi vale la pena di dire qualcosa.
In effetti, qualcosa c'é di diverso dal caso Persichetti o Tony Negri, ma sul piano concettuale non esiste differenza: io ritengo fondamentalmente - tranne alcune (ma in verità all'orizzonte non le vedo) eccezioni - che oggi l'Italia chiedendo l'estradizione per un Cesare Battisti, come nel caso Persichetti, compia un grave atto di intransigenza e di non richiesto intralcio nelle faccende ed equilibri giudiziari francesi. Paradossalmente lo stesso atto che la Turchia ha commesso nei nostri confronti con Ocalan. Solo che al tempo si tirarono fuori connotazioni umanitarie che non esistevano, e continuano a non esistere, quando si tratta di far scontrare storia non attuale con l'invece attuale giurisdizione e giustizia del singolo paese.
Così come rivendico l'autonomia della Storia del singolo Paese, anche appartenente alla Comunità Europea, nello stesso modo mi sento di rivendicare l'autonomia giudiziaria e la Giustizia di ogni singolo Paese. Non capisco nemmeno, da questo punto di vista puramente teorico, le intransigenze umanitarie (questa connotazione ce la inventiamo noi) che si compiono in casi eclatanti come quelli di Safya e compagnia bella. Ci sono organizzazioni transnazionali nate per questo, facciamole operare, almeno quelle, in autonomia.
Nel nostro Paese abbiamo ancora i fuoriusciti di certo management politico degli anni '70, che cercano il "colpo grosso", lo "scoop", in un campo dove non esiste più nulla, ma proprio nulla, di nuovo da dire, dimostrare o provare.
Consiglio, a tal proposito, la visione del film "Piazza delle Cinque Lune" dove, in versione romanzata, viene detto proprio tutto ciò che oggi sappiamo sugli Anni di Piombo, compresi tutti gli aspetti su cui ancora ci interroghiamo, comprese tutte le indagini ancora aperte (non si sa perchè), compresi nomi, cognomi, personaggi oramai storici, vie, piazze, strade, ambienti, giorni e ore, di una realtà storica che ancora ci rifiutamo di accettare, vedere ed assimilare come PASSATA.
PASSATA.
Il film é di una semplicità sconvolgente, pare di stare davanti agli occhi di un bambino che ha visto tutto e lo spiattella a tutti i convitati con l'innocenza e la precisione che solo i bambini hanno. Se tutto ciò avesse solo una minima imprecisione, o solo un minimo accenno tendenzioso, si sarebbero alzati stormi di farisei a stracciarsi le vesti (proprie, ma in primis quelle del regista). Invece il film é passato in sordina, anzi quasi nessuno se n'é accorto.
Ma il punto che non accetto é questo: l'accanimento senza necessità alcuna, l'accanimento con false e tendenziose necessità di rapportare alcuni semplici episodi di cronaca nera odierna con i fatti tragici di un periodo storico che ci ha portato sull'orlo di uno sconvolgimento interno dell'ordine pubblico più grave di quel che invece é stato.
Ma oggi, continuiamo imperterriti a foderarci gli occhi di fette di salame, a non volere ammettere una verità semplice ma sotto gli occhi di tutti. Continuiamo a cacciare la strega, e poco ci importa che questa, in realtà, sia solo la Befana.
Continuiamo a rincorrere brigatisti e terroristi, quando questi sono tutti nelle nostre carceri ad effettuare ormai, vista lo stato di avanzamento della pena, lavori socialmente utili. Ma la cosa "più socialmente utile" che hanno fatto ce la siamo gia' dimenticata, o meglio abbiamo fatto in malafede finta di non sentirla, cioé dire, giurare e spergiurare che il terrorismo politico in Italia non esiste più da un pezzo e non avrebbe alcun senso di esistere.
Così molto probabilmente anche Battisti verrà estradato. Basterà aspettare solo il prossimo volantino di qualche pirla che inneggia al comunismo sulla carta natalizia decorata con stelle comete.
mercoledì, marzo 03, 2004
It's Bottai's time...
L'esperimento di cui sotto, in effetti, mal rappresenta lo stile del Bottai. Era soltanto un gioco atto a dimostrare che ogni teoria o intervento critico volto a commentare una qualsivoglia opera intellettuale, sia discutibile fin dalla sua partenza.
Così, probabilmente, troverò anch'io un D'Orrico, o più facilmente un Bottai (più facile la seconda ipotesi), pronti ad esaltare il mio stile poetico innovativo o a relegarmi nella schiera degli emulatori senza capacità.
Non mi sentirei comunque, nè nell'una nè nell'altra ipotesi, particolarmente spronato a continuare nella mia opera e nemmeno a desistere immediatamente.
Dipende dal grado in cui ci prendiamo sul serio e da quanto interesse mettiamo in quel che facciamo.
Difficilmente esisteranno mai critici d'arte senza artisti ma - paradossalmente, ed é un mio personalissimo pensiero - ancor meno artisti senza critici.
Questo solo per tranquillizzare il Bottai che mi ha definito, nel commento al mio precedente post, quale "critico". Definizione che accetto, se per "critico" si intende colui il quale non rimane indifferente e amorfo rispetto all'oggetto osservato e che, quindi, riesce ad esprimere un'opinione personale od un'osservazione, appunto, critica e criticabile.
Dunque, essendo "critico", mi permetto di criticare, e osservo, sempre leggendo il Bottai, che il suo stile, da qualcuno tanto esaltato e ammirato, é un rimando a certa letteratura e filmografia "beat generation", assai di tendenza oggi, in anni in cui non ci sarebbero per nulla i presupposti culturali e sociologici per rifarsi ad essa. Il Bottai, da questo punto di vista, non si distacca affatto da una tendenza comune nel toccare temi e usare stili di linguaggio assai ordinari e ritriti soprattutto nella pratica letteraria attuale.
Lo stile letterario odierno, soprattutto di scrittori che hanno provenienza da altri retaggi culturali (penso soprattutto ai giornalisti) é proprio quello di far sopravanzare il linguaggio rispetto alla narrazione. Una pratica ereditata dalla cinematografia attuale dove la descrizione ambientale e la messinscena scenografica prendono il sopravvento sulla vicenda narrata o sulla psicologia dei personaggi e dove la riuscita o meno della scena girata é condizionata essenzialmente dalla qualità visiva della stessa più che dall'interpretazione emotiva degli attori.
Così oggi, sul tram, é più facile trovare stormi di ragazzini che leggono Burroughs o Kerouac che non Manzoni o Leopardi. Che questo sia un male o un bene, é tutto da verificare; quel che é sicuro é che certe regole grammaticali, la corretta ortografia e una
certa rigida qualità di espressione (forse rigida ma più agevole per il lettore), ce le siamo giocate - e perse - da generazioni, ormai.
Internet ha solo agevolato questo fenomeno, e se siamo qui su un blog (o su qualsiasi pagina web, caro p.b.) a scrivere ste' menate, é perchè ci hanno convinto che interessino a qualcuno, magari sgrammaticate, magari infarcite di espressioni discutibili, magari scritte in lingue diverse dalla nostra (visto che la ns. non la maneggiamo granché) o magari scritte allo stile di un post-it con la lista della spesa. Come tutti i fenomeni di massa, più aumenta la massa, più diminuisce la qualità.
E come tutti i fenomeni di massa, tra la massa talvolta si cela un fenomeno.
La questione ha dunque i suoi pro e i suoi contro.
Per ritornare al tema del discorso, cioé Pietro Bottai, direi che tutto ciò non basta a descriverlo compiutamente (anzi, fosse così gentile da farlo lui stesso in nostra vece, gli saremmo molto grati). Se qualche "critico", da autorevoli testate giornalistiche, ce l'ha consigliato, significa che ha visto qualcosa che si distingue dalla massa e che quindi é meritevole di attenzione. Di questo, il Bottai, non dovrebbe lagnarsi.Come non dovrebbe lagnarsi di essere da me definito quale "fenomeno editoriale", anzi. Tale definizione é stata da me attribuita anche a Melissa P., e non mi pare che se ne sia lamentata o offesa, indi, il Bottai, dovrebbe andar fiero di tale comunanza ed esserne onorato.
Invece, e ne sono veramente sorpreso, il Bottai si offende sia delle mie critiche, sia dei miei paragoni, regalandoci però, quale commento al mio precedente post, una "perla" (che trovate appunto sui commenti al mio post "Da qui si vede....") che é, a parer mio, la sua opera più riuscita, fedele e spontanea, perché esprime, senza orpelli linguistici e innaturali ricerche stilistiche, tutta la vivacità artistica del ns. Autore.
Naturalmente, visto che tutto il materiale del Bottai é coperto da diritti d'autore, anche questa sua opera postata sul mio blog rimane, fuor di ogni dubbio, di sua esclusiva proprietà, e l'Autore puo', in ogni momento, richiederne la restituzione o la cancellazione.
Per il resto, visto che il Bottai mi ha comunque reso oggetto del si' grande onore di "custodire" nel mio spazio una sua opera, e per smentirlo innanzitutto del fatto che sul mio blog io "me la canto e me la suono", cerco di sdebitarmi come posso e, da questo momento, invito formalmente il Sig. Pietro Bottai a scrivere con dignità di firma e di autore sul mio blog. Non sarà quindi limitato ad inserire opere nei commenti ai miei post, ma potrà realizzarne di propri che avranno posizione, collocamento e autorevolezza identica ai miei. Il mio blog, infatti non ha limitazione alcuna: tutti possono scrivere, basta chiedere o ricevere l'invito.
Questa particolarità dovrebbe far riflettere il Sig. Bottai sulla veridicità del fatto che anch'io "me la canto e me la suono", visto che sul suo sito, blog, o come lo si voglia chiamare, molto recentemente é stata tolta la possibilità di lasciare commenti, oltre naturalmente alla cancellazione dei commenti precedenti.
Concludo chiedendole di non crucciarsi troppo dell'eventuale fedeltà o meno della mia compagna (o compagno, lei che ne sa! Magari sono Aldo Busi in incognito!) e le consiglio un analista che sappia liberare lei, ma soprattutto il/la suo/a compagno/a, da questi suoi amletici tormenti che sicuramente si ritorcono anche sulla sua serena vita di coppia.
A lei, Sig. Bottai ! Ce le canti e ce le suoni anche un po' a noi.
Io, in tempi di Festival di Sanremo, mi sento molto Tony Renis e le lascio volentieri il microfono.
