All that glitter, ain't GOLD ::
martedì, aprile 27, 2004
Ah... dimenticavo!
L'obbiettività del TG5 non ha dimenticato di glissare sul fatto che i sequestratori delle nostre 3 spie (leggasi mercenari), abbiano espressamente dotato dell'epiteto di "BUFFONE" il (malgrado) nostro Presidente del Consiglio.
1-0 per Berlusconi, che nel suo periodo di Ministro degli Esteri ad interim ha avuto modo di farsi conoscere anche nel Medio Oriente più sgarrupato.
Potenza dei media.
Schifo!
Schifo, Schifo, SCHIFO!
La Mediaset continua a farmi sempre più schifo.
E' tutto il giorno che ce lo fanno a fette con la storia di Bilancia e il flop di Bonolis.
Mettendo i puntini sulle i sul fatto che Bonolis non abbia fatto gli ascolti aspettati. E, naturalmente, che il sempre miglior Costanzo con una lite tra galline da cortile e il gioco della bottiglia, abbia centrato lo share preventivato.
Io sostengo che non c'è da vantarsene troppo. Significa soltanto che l'approfondimento in Italia vale meno delle figurine di Costantino. Ma gia' da tempo non avevo dubbi sul fatto.
Contemporaneamente - sempre oggi, mentre ci si stracciano le vesti per lo SCANDALO di Bonolis/Bilancia - si santifica un BESTEMMIATORE PUBBLICO come quella pantomima grottesca di Darth Vader che é Roberto Da Crema.
Sarebbe ora che gli avvocati - quelli con e con i contro - si dessero veramente da fare per eliminarci da sotto gli occhi questo SCHIFO INDEGNO.
sabato, aprile 24, 2004
Scriverò qualcosa
su questo tavolo in cucina
su questo muro dell'ufficio
sui petali dei tulipani
Scriverò qualcosa
sui marciapiedi dei cani
sui controviali deserti
che puzzano di sabato sera
Jécrirai quelque chose
tra Rue de Chemin Vert e l'Opèra
su queste nuvole ventose
tra i tetti grigi e l'insegna della Boulangèrie
I will write something
nello scuro bar di Fred
all'incrocio tra Gloucester Place
e Baker Street
Scriverò di Te
e se questo non bastasse
scriverò di noi
che col senno di poi
possa ritrovare
mercoledì, aprile 14, 2004
the world is a vampire, sent to drain
secret destroyers, hold you up to the flames
and what do i get, for my pain
betrayed desires, and a piece of the game
even though i know-i suppose i'll show
all my cool and cold-like old job....
venerdì, aprile 09, 2004
Venerdì Santo.
Si é sempre molto discusso del ruolo e della presenza femminile nella vicenda della vita di Gesù Cristo. Si è sempre detto molto, si é sempre considerato poco. Le Sacre Scritture, intendo quelle rivedute e corrette dalla Chiesa Romana Cattolica, hanno sempre accennato e sorvolato, anzi direi che non hanno potuto fare a meno di accennare anche se ne avrebbero fatto volentieri a meno.
Gnostici e eretici hanno teorizzato molto sui personaggi femminili che si alternavano accanto a alla figura di Cristo. In effetti le valenze, più che altro simboliche, di questi personaggi hanno spesso tratto in inganno storici, teologi e studiosi della cristianità in genere.
Le leggende si sprecano: da quelle prettamente popolari che danno alla Maddalena, ad esempio, un ruolo parentelare con Gesù, a quelle più complesse e enormemente ricche di sviluppi addirittura geopolitici legate a tutto l'immane discorso sul significato del Santo Graal o sang rèal.
Se poi si scomodano le pergamene ritrovate a Qumrat si avrà ancora più forte la sensazione che le donne in genere nei Vangeli abbiano una valenza e un ruolo ancora più forte di quanto scritto nelle fonti definite "ufficiali" dalla Chiesa.
Tutto ciò non é per nulla una pura e semplice elucubrazione filosofica, ma una sorta di "tradizione" forte che verrà, nei secoli successivi fino ad oggi, tramandata da gruppi e personaggi che, per un motivo o per l'altro, si siano trovati a contatto diretto o indiretto con la storia del Gesù Uomo. Gruppi e personaggi niente affatto anonimi, quanto universalmente conosciuti ai più, per motivi totalmente estranei alle vicende religiose.
Non mi stupisce per nulla quindi, che anche in un'opera prettamente ed unicamente di intrattenimento come questo film di Gibson, si strizzino occhi e si diano colpi di gomito relativamente al valore simbolico della donna in questa vicenda.
Anche se in effetti dare al diavolo tentatore sembianze e forme femminee, ha un non so che di talmente banale e sovranazionalpopolare da far nascere il dubbio che tutti gli altri più importanti accenni alla questione, in particolar modo la caratterizzazione di personaggi quali la Madre di Gesù e la Maddalena, siano nati un po' per motivi che stanno tra la ruffianeria leggendaria, il pettegolezzo da cortile e la casualità più assoluta.
Non stupisce comunque il fatto che l'immagine femminile che si perpetuerà in seguito con i più svariati strumenti di divulgazione, dall'iconografia classica, all'immaginario popolare, alla tradizione orale e scritta, fino a giungere al cinema di oggi, avrà sempre un'occulta importanza strategica nella narrazione della Storia di Cristo.
I personaggi femminili che vengono nominati anche nei Vangeli "ufficiali" - pochi per la verità e poche volte - compaiono solo ed unicamente in occasione di eventi importanti, non banali o di contorno. Ad esempio, a loro é dato l'onere di dare sepoltura al Cristo morto sulla croce e, sempre a loro, é dato l'onore di apprenderne, in anteprima assoluta, la resurrezione. Quasi a sancirne il ruolo secondario per continuità di apparizione, ma assolutamente principale per significato simbolico.
Significato simbolico che é quanto mai presente anche nel Vecchio Testamento e tanto più nei Vangeli Apocrifi e nelle tradizioni e leggende tramandate a corollario.
Costantino (*) aveva cercato con l'omonimo editto di riunificare nell'unico credo religioso monoteista cristiano, le innumerevoli fedi di origine assolutamente pagana pacificando, al contempo, i bollenti spiriti che venivano a crearsi tra i cristiani, ancora in minoranza ma sempre più potenti politicamente, e i fedeli di altri culti, al contrario sempre più divisi, frammentati e, quindi, meno influenti sul piano squisitamente pratico. In questo senso va inquadrata la conversione di Costantino (nato, cresciuto e vissuto pagano) al cristianesimo incipiente: un'abile mossa dettata da convenienze in realtà squisitamente politiche più che da illuminazioni mistico-spirituali, checchè ne dica la famosa visione.
Non é singolare notare che la maggior parte di questi culti pagani in contrapposizione al cristianesimo costantiniano, avessero come destinatari dèi molto diversi ed eterogenei ma, nella maggior parte dei casi, di sesso femminile. Dico che non é singolare perchè parliamo di un periodo storico in cui la società era essenzialmente matriarcale. La donna aveva potere spirituale, religioso e sociale, un Potere Oggettivo che andava ben al di là di quello marziale e individuale che competeva agli uomini, detentori unicamente di Potere Soggettivo.
Nei neo-cristiani convertiti per decreto da Costantino conviveva quindi una fortissima contrapposizione fra tradizioni, per così dire "naturali" e fede religiosa "artificiosamente acquisita". Gli stessi riti e lo stesso simbolismo cristiano dell'epoca era assolutamente meticcio, convivendo al contempo elementi nuovi, che ancora oggi ritroviamo e riconosciamo quali cristiani ed elementi assolutamente pagani che cozzavano in maniera incredibile fra di loro, negando, di fatto, il monoteismo voluto dall'Imperatore.
Naturalmente erano ben di là da venire eretici e inquisitori, quindi il tutto si svolgeva alla luce del sole con buona pace di governatori, amministratori e responsabili dell'ordine pubblico, a cui la situazione stava particolarmente bene data la sua funzione di ammortizzatore sociale.
Naturalmente con il passare del tempo le intrusioni pagane all'interno del simbolismo cristiano si diradarono enormemente, sia per la già detta frammentarietà e molteplicità dei culti, sia per la sempre maggior stabilità e forza sociale e politica che acquisiva il cristianesimo e che portò all'indistinzione fra potere temporale e religioso.
Il Cristianesimo non era la religione dell'Impero, ma l'Impero era il Cristianesimo.
L'epoca delle Crociate e l'Inquisizione acuì solo tutto ciò. Non é strano però nei documenti relativi a processi a presunti eretici, ritrovare notizie relative a simboli pagani prettamente femminili, a testimoniare comunque la sopravvivenza del cosidetto "femminino sacro". Anche nei processi ai cavalieri Templari, prima dotati dalla Chiesa di privilegi e poteri altissimi e poi d'un tratto accusati di eresia, ritroviamo particolari che richiamano riti iniziatici, assolutamente pagani, con destinatari femminili. In particolare ritroviamo, non per la prima volta, richiami ad Iside ed al suo culto.
In poche parole il culto legato alla dèa, intesa nel senso ampio del termine, si tramandò nei secoli per giungere sicuramente fino a noi in pieno Rinascimento, epoca in cui non sono pochi i riferimenti iconografici occulti e occultati - ma distinguibili e testimoniabili - al femminino sacro nell'opera di alcuni grandi artisti italiani.
Parlo di Botticelli, ma soprattutto di Leonardo Da Vinci, fautore di alcune opere a tema religioso, assolutamente singolari per alcuni particolari simbolici ma, e soprattutto, per le sue convinzioni morali e religiose che ci sono state tramandate.
Leonardo, pur avendo avuto come Committenti altissime cariche religiose, non credeva nel Dio cristiano. La sua opera fu prestata alla Chiesa per pura e semplice speculazione economica. Eppure, pur avendo notizie della sua fede, in un certo senso mistica, nella Natura (una sorta di eresia, insomma), Leonardo fu Gran Maestro del Priorato di Sion dal 1510 al 1519, un'organizzazione religiosa di origine cristiana, sulla cui esistenza nel corso dei secoli ancora oggi si dividono e contrappongono storici e studiosi della cristianità.
In particolar modo si discute sulla sua attuale sopravvivenza e sull'appartenza ad essa di altissime e importantissime figure della Storia universale e sul suo fine ultimo che era fondamentalmente quello della sopravvivenza di un segreto che sarebbe stato svelato in un momento particolare della Storia quando popoli e stati sarebbero stati pronti a recepirlo.
Su questo segreto si sono sprecate teorie e leggende. La più comune (e anche meno interessante) é quello che indicherebbe il Priorato come custode del Graal, la coppa (nb., anche questo é un simbolismo femminile) che avrebbe custodito il sangue di Gesù versato sulla croce e che Giuseppe d'Arimatea (l'unico uomo che si ritrova nei Vangeli ai piedi della Croce) avrebbe portato in Europa, ma anche la coppa usata per il rito dell'Ultima Cena.
L'Ultima Cena di Leonardo é un altro rimando al femminino sacro. L'apostolo con il mantello rosso (unico per altro) é un richiamo celato alla figura della Maddalena, da sempre raffigurata con il mantello rosso. Mentre la presenza, in antitesi alle scritture del Nuovo Testamento, di 13 coppe, una per ogni commensale, é allo stesso tempo la negazione della materialità del Graal e un avvicinamento al discusso passo di Matteo in cui si dubita che Cristo abbia in realtà benedetto il suo sangue prima del momento della Redenzione, a testimoniare un'umanità piena e controllata anche di fronte alla morte annunciata.
Gli sviluppi di tutto ciò sono talmente complessi e ricchi di significati simbolici che non basterebbero tutti i blog attualmente su splinder per venirne a capo in maniera compiuta.
Quel che é certo é che l'umanità di Cristo nel momento della morte é un aspetto che ha sempre interdetto, colpito e reso furiosi gli atei e coloro che si sono sempre opposti alla compresenza di Dio in Lui.
La Sindone stessa, custodita qui a Torino, é l'esempio di come un fatto SCIENTIFICAMENTE INSPIEGABILE, abbia richiamato nugoli di detrattori pronti a tirar fuori tesi talmente sconclusionate e campate in aria, da far divenire la Resurrezione di un Uomo molto più probabile delle tesi che la contestano.
Non é facile recepire e accettare. Ancor meno credere, facendosi al contempo domande.
Rimango con l'amaro in bocca nel constatare la folla di gente che si accalca di fronte alle sale cinematografiche in questi giorni e al contempo quella che, battezzata cristianamente, diserta le Chiese nel giorno di Pasqua.
Mi ci metto anch'io, primo fa i primi. Mi prendo tutte le responsabilità del caso.
Ma non andrò a vedere The Passion sperando di imparare qualcosa, anzi sono esattamente convinto che sia un film diseducativo (non per la violenza, ma solo per l'aspetto hollywoodiano dato alla cosa) e da vietare ai minori di 35 anni accompagnati dai genitori (che abbiano entrambi frequentato il catechismo).
Il film più sconvolgente per umanità e pathos, e insieme per l'attendibilità dei fatti narrati é, e rimane, Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Il Maestro che, ancor più del bravo Zeffirelli, ha saputo cogliere l'aspetto umano, anzi direi subumano, di Cristo e della sua vicenda, trattando il Messia come hanno fatto i suoi aguzzini e, d'altronde, com'è stata la volontà di Dio.
Sarà anche quello un caso, ma anche nel film di Pasolini, le figure femminili brillavano di una luce ancor più sovrannaturale del Dio in terra, quasi a testimoniare ancora di più - nel caso ce ne fosse bisogno - che la donna puo' semmai assumere tratti divini, ma mai demoniaci. Lasciamo agli Harmony il posto giusto che hanno.
Prerogativa della donna é dare la Vita, custodendoLa e difendendoLa fino al punto di raccoglierLa sfatta, sfigurata e irriconoscibile sotto una Croce.
Non esisterà mai Religione, Legge o Potere che riusciranno a cancellare questa connotazione molto vicina alla Divinità dell' Essere Femminile.
L'Uomo puo' al massimo toglierLa, annientarLa, cancellarLa.
E, non é raro purtroppo, anche ai suoi figli.
(*) L'Imperatore Romano, non quel pirla amico di Costanzo e di sua moglie.
giovedì, aprile 08, 2004
La cosa che reputo scandalosa é che fuori dalle sale in cui si proietta The Passion, si accalchino orde di ragazzini. Alcuni in branco autonomo con la bramosia e la convinzione di accingersi alla visione di un qualsiasi film splatter, altri (ancora peggio!) accompagnati da insegnanti o educatori a vario titolo.
E' il trionfo dell'educazione di serie B, della coattagine pavoneggiata e dell'ignoranza più crassa.
Possibile che non esista in Italia un modo diverso di approfondire un tema che non sia il relegare tutto alla VISIONE?
Possibile che per prendere coscienza dell'antisemitismo abbiamo dovuto portare gli alunni delle elementari a vedere Schlinder's List e per renderci conto che lo sbarco in Normandia non é stata proprio una passeggiata sulla battigia per raccogliere telline abbiamo dovuto portare le medie inferiori a vedere i 13 minuti iniziali di Salvate il soldato Ryan ?
Adesso, abolito (di fatto) il Catechismo, abiurata l'ora di religione, oscurati i crocefissi e innalzato da tutte le parti il vessillo dell'ateismo selvaggio, non stiamo più nella pelle di assistere ad uno spettacolo dove in 2 ore vengono riassunte tutte le parti e i particolari meno significativi dei Vangeli.
Sapremo le destinazioni anatomiche specifiche di ogni spina della corona di Gesù Cristo, vedremo la barbarie fine a se stessa e ce ne fotteremo amabilmente di tutte le premesse, di tutti i significati (non solo iconografici) e di tutti i fini dei Vangeli.
E' una cosa ignobile che in Italia l'approfondimento sia affidato a questi mezzi spettacolari ma per nulla formanti.
Trascurando la Bibbia, trascurando Pasolini.
E' una vergogna.
Buon Venerdì Santo.
Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell'universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si dànno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.
[Alda Merini - La Terra Santa, 1984]
lunedì, aprile 05, 2004
Non aveva dubbi Icaro,
un attimo prima di saltare da quello spuntone di roccia che somigliava, in forme e dimensioni, all'otre di panacea che solo poco prima aveva assaporato, non aveva dubbi: le sue teorie erano buone e aveva visto giusto, come al solito, come sempre.
Non aveva paura Icaro,
la voglia di dimostrare che era così, come sempre aveva creduto, era più forte di ogni paura, di ogni timore, di ogni senso di insicurezza che i risultati di ogni esperimento con pece, piume e cera avrebbero potuto infondere in qualsiasi uomo di Scienza.
Volava Icaro,
volava oltre ai suoi sogni, ai suoi sbagli e a quelli dei suoi predecessori. Volava oltre al campo dei melograni, planava sui girasoli accesi che, per un attimo, aveva visto girarsi sugli steli per osservarlo, invidiarlo ed odiarlo.
Volava sulle praterie, dove cavalli bradi galoppavano a velocità superiori alle sue, rincorrendo qualcosa che altro non era che la loro natura, la loro indole, il loro destino.
Volava insieme agli uccelli, ignari di attriti, masse e gravità, tutte zavorre ideologiche di un'attività pratica e manuale come il volare.
E intanto pensava, Icaro,
pensava a come prolungare quel volo, a come renderlo indimenticabile, non per lui, ma per coloro che l'aspettavano e pregavano.
Pensava ai detrattori e a coloro i quali lo deridevano, aspettando un altro fallimento per rivalersi su quanti lo amavano. Lo amavano, e in quel momento, pregavano.
Aveva tempo Icaro,
ancora molto tempo, prima di pensare al suo atterraggio e assaporare il, non solo suo, trionfo.
E, per un secondo, mentre notava che le volute d'aria fresca del mattino che avevano accompagnato il suo salto, ora si trasformavano in calde correnti ascensionali che lo spingevano più in alto senza ricorrere a tecniche o invenzioni, pensò ai suoi sogni di bambino, stupendosi che, tra le nuvole, essi apparissero tanto chiari, nitidi e sicuri.
Non aveva paura Icaro,
ma più si distaccava da terra e più la sua vita appariva preziosa e bella, come l'aveva voluta e desiderata nei sogni. Non doveva più dimostrare nulla, il suo volo era durato abbastanza perchè il mondo si rendesse conto che lui, uomo, poteva volare.
Ma non era nel vento il suo destino. Più la vicinanza del sole riscaldava le sue ali e più la vita lo richiama alla terra.
Quella stessa terra verso cui era diretta ora la sua improvvisa picchiata velocissima, degna del più temibile rapace.
Volava ancora Icaro,
e mentre l'aria più fredda gli sferzava il viso, distingueva ghiacci perenni e montagne innevate e poi, più giù, colline fiorite e querce secolari.
Volava e capiva, Icaro,
capiva che il suo volo stava per terminare e raccolse tutte le sue forze per la manovra più impegnativa: l'atterraggio.
Ma qualcosa annullò quelle forze e distolse la sua attenzione. Erano alberi di ciliegio: meravigliosi e carichi di frutti prelibati.
Ricordò, Icaro,
ricordò che la donna che amava adorava quei frutti.
Era poco, solo poca cosa in confronto all'immensità di quel tutto che avrebbe voluto donarle.
Ma decise, Icaro,
decise immediatamente che il suo volo doveva terminare in quel luogo.
Tra i ciliegi. Ne avrebbe raccolto alcune ceste per la sua amata, che l'avrebbe accolto con la solita espressione felice dei suoi occhi.
Quell'espressione che aveva ogni sera al suo ritorno.
A questo non poteva rinuciare Icaro,
nessun trionfo, nessuna rivalsa poteva essere più importante della felicità di chi amava più della sua vita.
Per un attimo ebbe l'impressione che, poco più in là, i girasoli si voltassero per guardarlo e odiarlo, ancora una volta, ancora di più, ora.
Sapeva volare Icaro.
Da sempre.
venerdì, aprile 02, 2004
La Forza della Ragione é far vincere il Buon Senso e spesso, se non riesce, far prevalere il Silenzio.
Soprattutto dopo 30 anni di sparate senza (il minimo) Buon Senso.
"L'idea è il lampo che illumina, attraversandolo, l'esser-nulla della cosa per sé, la rende visibile e la fa apparire".
GIAN RUGGERO MANZONI
