All that glitter, ain't GOLD ::

martedì, luglio 20, 2004

Il discorso sulla prostituzione dell'opera d'arte al bieco mercato, é un percorso lungo e ricco di deviazioni, a prima vista, inimmaginabili. Relegarlo ad un semplice esempio che trae spunto dalle parole di qualche illustre "uomo d'arte", parvenu (appunto) di quel successo che ora rinnega, é una riduzione del problema, che nulla aggiunge e nulla toglie alla risoluzione dello stesso.
Le parole di Burri, appunto, sono le solite frasi fatte che potrete udire dalla bocca di uno Scola, di un Comencini o di un Antonioni (forse quest'ultimo un po' meno, perchè ancor più ambizioso nella pochezza dell'eloquio a sproposito) ma anche di un Renzo Piano o un Mario Botta, senza dimenticare le varie Maraini, gli Eco e i Vattimo. Le stesse parole uscivano dalle labbra degli Argan, pur non avendone titolo, o da quelle dei Guttuso. Oggi escono dalle factory dei Pistoletto e poco prima dallo studio torinese dei Testa, convertitosi ai calendari artistici "stile Max", dopo aver fatto i soldi a Carmencita e Paulista.
"L'Arte, quella vera, é per pochi".
Io aggiungo: L'Arte del disimpegno é per pochi. Quei pochi che hanno visto la fame, il successo e -ora - possono permettersi di sfamare il successo acquisito.
E' l'Arte autoreferenziale che si autodefinisce, si autoimpone e si autocritica, declassificandosi, destrutturandosi e, al contempo, classificando "l'altra Arte", categorizzandola e dequalificandola.
C'è poi, curiosamente, il ragionamento opposto. Si arriva cioè, ad un'analoga conclusione in termini di significato, ma con valenze retroattive.
Sono, di solito, i cultori dell'Arte propinata, anche controvoglia, alle Masse, con finalità assolutamente prive di volontà di elevazione per i fruitori finali, anzi! ma con finalità di elevazione propria e a proprio esclusivo uso e consumo. E' l'Arte che si esplica compiutamente nella quotidianità, giungendo al proprio apice nel momento in cui raggiunge il numero più elevato di fruitori. L'Arte come oggetto "del fare". L'Arte come economia di scala applicata all'Opera.
A prima vista, verrebbe da piazzarci Warhol in questa categoria. Ma poi, ad un'osservazione più attenta, c'é artista più autoreferenziale del buon Andy ?
C'é opera più autonoma nel suo essere "così" che una lattina Campbell's ripetuta all'infinito ? Nemmeno la merda d'artista, forse. Nemmeno quella.
Ci puoi mettere gli Starck in questa categoria, qualche designer del tipo di Sottsass o Mondini, molti Busi e De Carlo, moltissimi Ammanniti, tanti "stilisti" (Armani compreso, anche se dopo la sua retrospettiva milanese, qualche critico si é premurato di toglierlo dalla schiera); ci puoi mettere il "falsamente criptico" Nori e la schiera dei suoi emuli, gia' allievi del Battiato di Alexander Platz e tutti i neorealisti da baraccone che danno retta a Muccino, Baricco e company.
E poi?
C'é altra Arte che si possa incanalare in visioni singolari e filologicamente compiute e autonome?
Non so, a dire il vero. Per dirla alla Califano, "tutto il resto é noia". Che poi, non per forza, la noia é peggiore della qualità scadente o delle teorie singolar-filosofiche che generano le Opere che abbiamo detto. Vedo molti emuli. Anche se gli emuli, non per forza, sono peggio dei maestri.
E poi c'é il problema fondamentale che affligge l'Arte della nostra epoca: il totale imprigionamento dell'Opera (intesa nel suo senso più alto) nelle mani di sprovveduti e improvvisati che, di colpo, complice il solo possesso di questa, diventano Artisti senza averne titolo alcuno.
Basta scrivere un libro, con copertina rilegata ed editore sconosciuto, per essere Scrittori.
C'é la storia raccontata dai Ligabue e Vinicio Capossela e la mera cronaca fatta dai Giordano Bruno Guerri e ci sono le Fallaci urlanti il loro incomprensibile sdegno ai 4 venti.
In questo contesto, Lucarelli non stona. E nemmeno la Zanicchi a Strasburgo stonerebbe a mangiar Duroni con il buon Bossi e a discuter di cassöla.
E dire, oggi, nazional-popolare, non ha il medesimo significato di qualche anno fa. Oggi é quasi un complimento.
C'é moltissima retorica, questa si; moltissima "confezione", poco contenuto e soprattutto nessuna tecnica di base;
perchè rimangono pochi i "Maestri" (e torniamo ad un discorso di qualche tempo fa) che la detengono in proprio e quelli che ce l'hanno non sono disposti a cederla, proprio in virtù delle teorie di Burri.
L'Arte, quella vera, é per pochi e, aggiungo io, quei pochi sono sempre meno.

posted by TheMAX 18:44 | commenti (6)

lunedì, luglio 19, 2004

Diamo a questo commento la posizione che merita.


Commenti
alle 14:33 del 18 luglio, 2004
Ieri sono andato a donare sangue. Donare sangue è importante ed indolore. Diventate donatori volontari di sangue. Fatelo e vi sentirete utili al mondo e fieri di voi stessi. Per informazioni contattate le varie associazioni di volontariato o andate presso il più vicino ospedale. Vi riporto qui alcuni numeri di telefono:
Avis - www.avis.it - tel. 800261580
Croce rossa italiana - tel. 06.47591
Fidas - www.fidas.it - tel. 06.68891457
Frates - www.fratres.org - tel. 055.3261700
Per chi lavora: per legge, tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto, quando vanno a donare il sangue, a un giorno di permesso retribuito. Dopo la donazione, quindi, possono tornare a casa a riposarsi. È sufficiente portare al datore di lavoro il certificato di avvenuta donazione rilasciato dal centro trasfusionale.
Non siate pigri, siate generosi.
Scusate per l’intrusione.
lufruda78splinder (http://lucafruda.splinder.com/)

posted by TheMAX 22:26 | commenti (2)

venerdì, luglio 02, 2004

Cani, lattine e gaucci.

Punto della situazione: Gaucci ha acquistato il Napoli e c'ha piazzato Cosmi come allenatore. In pratica Gaucci ha 3 squadre in serie B, una serie che si configura sempre più come un campionato quasi monomarca. Intesterà il Perugia a suo figlio, il Catania a Gheddafi e il Napoli a lui, e un bel calcio nel culo a tutti i regolamenti che vietano la proprietà di più squadre nella medesima categoria. Nel frattempo ha gia' piazzato una bella serie di ricorsi per la riammissione del Perugia in serie A, con il risultato, analogo all'anno scorso, di destabilizzare completamente i calendari e il regolare corso di più campionati e di innescare reazioni a catena delle altre squadre che, come "Ombrette sdegnose del Missisipì", faranno a loro volta molto fumo con il finale di cucinare poco arrosto.
Mi sento, quindi, di rallegrarmi piuttosto moderatamente con i tifosi del Napoli, che avranno sì risollevato la situazione deficitaria più pressante, ma al contempo si sono messi nelle mani della più losca e controversa figura esistente oggi nel calcio italiano, escludendo naturalmente la Spectre che fa capo a Moggi & Giraudo..
Tra il Napoli e Gaucci l'affare l'ha fatto sicuramente Gaucci anche se, come sempre, a prima vista puo' sembrare il contrario.
Speriamo che i tifosi del Napoli (ma dubito fortemente) invece di affidarsi al pronto consumo del motto "tiramo a campa'", tirino fuori altri motti da affibbiare all'arrogante compratore, salvaguardando faccia, blasone e dignità di quello che Gaucci stesso ha definito - in un impeto di gaucciana e genetica ignoranza calcistica - "la più importante piazza del calcio italiano".
Dalle avv(sv)-enture del Napoli, uscito dalla cacca per piombar nel letame, parliamo di una situazione ancor più paradossale, ma sicuramente più chiara dal punto di vista del percorso verso il basso, quella che coinvolge il Torino Calcio.
E' ufficiale: la sopravvivenza del Torino Calcio, oggi come oggi, é legata a doppio filo alla tenuta ermetica di una lattina di lamiera. La freschezza e il nome, di noi tifosi granata, dipendono, alla stregua di una bibita gassata, dal contenitore metallico di forma cilindrica ben conosciuto.
Sembra una metafora, eppure non é così, é la più pura verità letterale.
Ormai andati gli incoscienti (ma troppo pazienti) miliardari lettoni, svaniti, nell'oblio mefitico che li accompagna, i paperoni russi del gas naturale, ben nascosti i soliti noti ectoplasmi, tanto evocati quanto mai manifestatisi fisicamente, non ci rimane che sperare in tal Mongarli, rampante proprietario di alcuni brevetti inerenti il packaging molto appetiti da multinazionali del settore quali la Red Bull. Il Carneade in questione non ha mezza lira in tasca che si possa dire completamente sua, ma in compenso sembra aver fior fior di fidejussioni di importanti banche nazionali, ma ancor più svizzere, inerenti soprattutto il brevetto di sua proprietà della Zeta-Tab, la famigerata "lattina del futuro", con linguetta ripiegabile su se stessa in modo che non entri in contatto con la bocca.
Preso atto che sicuramente oltre alla "lattina del futuro" il Sig. Mongarli potrà contare su altri finanziatori  e preso atto che tali finanziatori rimarranno sicuramente occulti per non sputtanarsi pubblicamente (vedi il caso della società occulta dietro la gestione pre-cimminelliana della HSL e dei tre-tre genovesi), il paziente e mansueto (pure troppo) tifoso del Toro puo' attualmente solo più sperare che la tenuta ermetica dei compratori non riducano il gusto del Toro a quello di un chinotto sgasato.
Un po' meglio era andata agli orgogliosi tifosi del Grifone Genoano, che per lo meno, in tempi recenti, si erano dovuti mettere nelle zampe di un pastore tedesco ultramiliardario. Situazione paradossale ma per lo meno non si potevano addurre dubbi e secondi fini sulla buona fede del canino padrone del vapore.
Tutto sta stabilire se saranno meno peggio i cani, le lattine o i gaucci.












posted by TheMAX 13:55 | commenti (4)