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lunedì, giugno 26, 2006

CASTELLI DI RABBIA
Fonte: Marco Travaglio - L'Unità
Non è elegante dire: noi l’avevamo detto. Ma è così. La Procura federale che sosterrà l’accusa al processo sportivo su Calciopoli, e che è rimasta la stessa dell’Ancien Regime gallian-moggiano, ha depositato i deferimenti: 109 pagine firmate dal procuratore Stefano Palazzi che potrebbero intitolarsi «Abbiamo scherzato». O «Tarallucci e vino». Questi pm sportivi, mirabili incroci genetici fra il Gattopardo e don Abbondio, hanno spezzettato il lavoro di Francesco Saverio Borrelli, destrutturandolo in mille episodietti singoli avulsi dal contesto.
Cioè dal «sistema» così ben descritto a suon di prove dall’ex procuratore di Milano. E si accingono salvo improbabilissime sorprese a comportarsi di conseguenza con morbide richieste di pena alla Caf. Che è stata bonificata in extremis sotto la guida di Cesare Ruperto, ma ha le mani legate: diversamente dai tribunali, non potrà infliggere sanzioni più pesanti di quelle sollecitate dalla Procura. Il collo di bottiglia del processo sportivo è proprio la Procura Federale, un Jurassic Park neppure sfiorato dal repulisti pallonaro.
Borrelli vede come chiunque abbia letto le intercettazioni «un illecito strutturato», un «accordo associativo», una «struttura consistente e pervasiva che ha dimostrato capacità di incidenza sull’intero sistema calcio, occupando tutti gli spazi» e che si è consolidata almeno dal 1999, essendo impensabile che si sia «materializzata d’incanto in un solo campionato». Una galassia perversa che ruotava intorno a due soli: il «sistema Juventus», più forte sul campo grazie al vassallaggio di designatori e arbitri, e il «sistema Milan», più forte sul piano politico-imprenditoriale, grazie al premier-padrone, al vicepresidente Galliani presidente di Lega, al controllo sulle televisioni e sui diritti, e al ruolo del «responsabile arbitri» rossonero, il ristoratore tuttofare Meani, che chiedeva e otteneva guardalinee à la carte («assistenti graditi come Contini, Copelli, Puglisi, Babini»).
Borrelli rileva che «per il Milan non può parlarsi di organizzazione strutturata come quella juventina», ma questo «non toglie l’emersione di un’influenza diretta ed efficace sui designatori». Galliani sapeva tutto di quel che faceva Meani, anche se «si è “sforzato” di prendere le distanze dal suo collaboratore, riconducendo le sue attività ad iniziative di carattere personale». Quella disegnata da Borrelli è un’associazione a delinquere con due cupole, una più grande e l’altra più piccola, ma sempre alleate nelle scelte strategiche, il che spiega il duopolio Milan-Juve contro chiunque tentasse di alzare la testa.
Un reato associativo molto più facile da dimostrare nella giustizia sportiva, dove vige la responsabilità oggettiva delle società, l’onere della prova è invertito (il sospettato deve dimostrare di essere innocente, e non viceversa), e basta tentare di alterare un risultato per commettere l’illecito sportivo (articolo 6) e non solo per violare la lealtà sportiva (articolo 1). Invece che cosa accade? Che Borrelli, con la sua cultura penale, si cala a meraviglia nella filosofia della giustizia sportiva. Mentre la Procura federale indossa i panni impropri di quella penale, cancellando tutte le responsabilità «di sistema», perdendo di vista il contesto e polverizzando le indagini su mille casi individuali.
E nemmeno tutti; dei quattro guardalinee della scuderia Milan ne vengono deferiti solo due; Galliani risponde di sola slealtà (art. 1); e il Milan, per l’illecito, risponde non di responsabilità diretta, ma solo oggettiva. Come se Galliani non sapesse quel che faceva Meani. Come se Meani procacciasse guardalinee «amici» a titolo personale, e non, come scrive Borrelli, «nell’interesse della società». Gli avvocati dei club hanno già l’acquolina in bocca. E’ il delitto perfetto.
Speriamo fino all’ultimo di essere smentiti. Ma le premesse dicono che la Juventus, anziché finire in C, potrebbe fermarsi alla B (temeva e meritava peggio: in B manterrà gli sponsor e il contratto Sky, e potrà pure alleggerire un monte-ingaggi ormai insostenibile).
Il Milan resterà in A, con qualche penalità sul punteggio del campionato passato, e manterrà addirittura la Champions League. Anche Fiorentina e Lazio perderanno qualche punto, la prima passando dalla Champions all’Uefa, la seconda perdendo l’Uefa. Doveva essere il processo al calcio, sarà un processo a qualcuno: per giunta già fuori gioco, come Moggi e Giraudo, Carraro e De Santis. La montagna del più grave scandalo della storia del pallone rischia di partorire un topolino. Un castello di sabbia. E, presto, anche di rabbia.

posted by TheMAX 14:27 | commenti (1)